ieri mi sono sentita in dovere di andare a ballare per due ragioni:
- ho passato la mattina a scrivere cose fantasiosissime all’ULTIMO esame (dopo un’agonia iniziata il nove gennaio) … e ne sono uscita abbastanza entusiasta, ho riposto nella capiente borsa di carpisa in finta pelle (euro 21) il mio kit per l’arrampicata libera su pareti verticali di vetro antiriflesso e me ne sono andata a casa. ero così giuliva che mentre sentivo l’ipod mi sono messa a cantare in playback, con tanto di espressioni facciali, air guitar e pose da rockstar. la cosa è proseguita a Rogoredo (luogo che risucchia il senso dell’umorismo fuori dalle persone) e si è interrotta solo sul treno, dove mi sono addormentata come un sacco di patate cadute dal carretto.
- la ragione numero due per darsi alla discoteca è questa stramaledetta festa dei SINGOL. visto che nella mia compagnia, tranne rare eccezioni, si è tutti handicappati sul piano sentimentale, ci siamo convinti che andare a ballare è produttivo (mai vero. tipo, io ho un limite di sopportazione oltre il quale guardo tutti con odio e li voglio abbattere con l’accetta che abbiamo in campagna per tirar giù le piante. ciò, se la vediamo sul piano dell’accoppiamento maschio-femmina, non dona una particolare sfumatura di fascino alla mia persona e, se uno mi saluta o fa il simpa, io ringhio).
vabè, quindi siamo andati. la cosa migliore che mi è capitata è vedere un tipo uguale a MAGNETO degli X-men. qui si potrebbe aprire un dibattito “cosa ci fai, o ultraquarantenne brizzolato e rugoso, a una festa di universitari o giù di lì?”. tali creature spesso si muovono in branco e attirano l’attenzione continuando a ordinare bottiglie. la categoria che più mi rattrista (tipo il nostro amico Magneto) è il vecchiardo che va in discoteca da solo, prende un drink all’inizio della serata e si piazza contro un muro a veder passare giovani culetti. continua a stare lì con aria da figo anche quando ormai il bicchiere è vuoto e sembra ancor più fuori posto.
comunque, mi aspettavo che Magneto facesse fluttuare qualcosa o indossasse il suo bellissimo mantello, invece niente… un giovane pelato con occhiali alla Ciccio Graziani e camicia bianca presa sul mercato, si è messo a dare spettacolo. inizialmente ha fatto schiantare sul pavimento quel che stava bevendo, bicchiere e tutto. quindi alè, tutti a ballare sul vetro. poi si è mosso, tipo FUCO in cerca della sua regina, da un capannello di donne danzanti all’altro, seminando il panico e ricevendo sputi e borsettate. i suoi amici erano piegati in due e lo incoraggiavano con virili pacche sulla spalla e abbracci (di quelli che più che un abbraccio sono delle spallate). poi vabè, un tizio sudatissimo, con bandana e canotta da bagnino, si è messo a percuotere dei tamburi… quello era bravo, molto antiestetico ma fenomeno.
devo trovare un modo per tollerare di più le persone.





Per questo cerco di non mettere piede in simili luoghi di rattristamento generale unito a “stiamo soli tutti insieme”.
Meglio un ambiente buio, tutto in legno dove ci si svacca, rutto libero e discorsi sul più e sul meno, davanti ad una birra e un assolo di batteria