dopo le mirabolanti avventure dello scorso weekend (quando sono ormai le quattro del mattino e il barista è ormai tuo parente… al che, tira giù la saracinesca, dà dei cinque a tutti e ti autorizza a sederti a gambe incrociate sul bancone… ah, quanti ricordi), il corrente finesettimana si apre con me che bevo chinotto ed estathè al limone (religiosamente nel bricco. penso che quella bevanda sia l’oggetto col miglior packaging di sempre), con conversazione su come sarebbe bello prendersi un anno sabbatico, fare il coast to coast, andare a cercare gli echidna in australia e fare un bel falò sulla spiaggia.
ormai presi dalla malinconia, decidiamo di andare a sentire un gruppo che suona… non facciamo in tempo a parcheggiare che ci rendiamo conto di un imponente dispiegamento di polizia, elicotteri e paracadutisti fuori dal locale (tutto per controllare che il circolo facesse entrare solo la gente con la tessera… mai vero!)… terrorizzati e sgomenti (perchè si sa, il venerdì si contrabbandano organi e si alimenta la leggenda metropolitana del “mi sono svegliato la mattina dopo e non avevo più un rene”) ci dirigiamo stupidamente al luna park, dove l’unica cosa aperta è l’autoscontro (in inglese bumper cars).
io e Bibi pilotiamo una baldanzosa macchinetta in mezzo a una marmaglia di quarantenni visibilmente alterati che fanno i fighi guidando in posizioni inconsuete (tipo seduti sul bordo, con una gamba fuori, abbarbicati alla bandierina… dei mongoli). prendiamo di mira un tipo e lo sbattiamo mille volte contro i bordi, accorgendoci dopo un quarto d’ora buono che sta viaggiando con in braccio una bambina di circa quattro anni, impanicatissima e perfettamente in grado di capire di avere un padre coglione. in preda all’indignazione (e sotto una pioggia di epiteti irripetibili), decido che voglio la mia macchinina personale… ne esco quasi bene… ginocchio tumefatto e blu (perchè quando vai a sbattere, anche le tue articolazioni impattano da qualche parte… nel mio caso, nel volante… non capisco, devo essermi seduta male) e possibili emorragie interne non ancora individuate.
per fortuna, alla fine incontro Wall-E che mi consola.






Uhahahah forse un venerdì da ricordare a vita!
Wall-E mi mette una tristezza addosso che potrei scoppiare a piangere