per carità, è una adorabile invenzione. è carino da matti. col suo tappino, i colori tradizionali, la bottigliettina trasparente, è di una tenerezza indicibile.
…l’unico grave problema è che CONTIENE TROPPO POCO MARTINI!
se fossi in George, non andrei tanto in giro a bussare alle porte con in mano un ciafferino del genere… MORE MARTINI, PLEASE!
in una delle puntate precedenti, ci eravamo soffermati sul gioco che fa più sclerare al mondo… quello col gancio e tutti i premi da afferrare e far cascare sani e salvi in un apposito condotto. bene. tutto il trambusto era nato dalla presenza, nel congegno infernale, di INESTIMABILI e tenererrimi pupazzi di minipony, con occhioni pieni di speranza e amore.
avevo tentato invano di liberarli dalla loro prigione. ma dopo aver speso 2 euro e 50 ed essermi quasi abbandonata al turpiloquio più becero, avevo buttato dentro. la mia dedizione, però, non è stata dimenticata…
l’altra sera, investendo solo 50 centesimi (al primo colpo, uuuuu), sono riuscita a salvare l’ULTIMO minipony rimasto a morire nella teca e a donargli una casa confortevole (dove può anche contare sulla compagnia dei suoi simili), affetto e poffosità.
il Mimmo è un ultras della NASA. in viaggio di nozze, ha portato la Valeria a Cape Canaveral a visitare il museo dello spazio, a vedere il Saturno V e i pezzi di luna. non contento, il giorno dopo si è rifatto il giro della base, lasciando la Valeria all’Holiday Inn. quando è tornato (con gadget di ogni tipo, incluso ZIPPO commemorativo, coltellino svizzero fatto a shuttle, bandana e bandierone) ha trovato la Valeria che delirava sotto a una pila di asciugamani bagnati. l’incauta e pallidissima genitrice aveva trascorso il pomeriggio a bordo piscina, accorgendosi quando ormai era troppo tardi di essere a una latitudine ben diversa da quella della riviera ligure di ponente.
viaggio di nozze in Florida… x milioni con mastercard… la Valeria grigliata come una costoletta… non ha prezzo.
ma in realtà volevo parlare d’altro. il Mimmo è molto fiero del successo dell’ultima missione della NASA, il Phoenix Mars Lander. non solo il marchingegno è atterrato senza devastarsi sulla superficie del pianeta, ma si è anche tutto fotografato per dimostrare che sta bene e si è messo a raccogliere campioncini di polvere e detriti con la sua adorabile palettina.
ora, Phoenix non me ne voglia, ma le superstar sono ben altre… Spirit e Opportunity! costruiti per funzionare un paio di settimane, girovagano su Marte ormai da anni, superando dune, sassoni e tempeste di sabbia. sono ancora più fighi perchè sono atterrati RIMBALZANDO in un involucro di aribag (tipo zorbing) e non con comodo paracadute e razzetti come l’aristocratico Phoenix. se fossi una bambina, vorrei fare l’astronauta solo per andare su Marte a stringere la mano a quei due robot… che fra i tanti pregi, hanno anche quello di essere praticamente dei Wall-E.
bene, portatemi in un locale ludico con bowling, laser game (a cui i miei amici si rifiutano di partecipare perchè siamo adulti e sudiamo), biliardo e videogiochi e io zampetterò allegra sorseggiando estatè con addosso una pelliccia di ocelot. in più, finirò il famigerato gioco con le pistoline, giusto in tempo per sputtanarmi le caviglie sulla pedana danzante… che non ho capito come funziona. comunque, l’evento topico è il marchingegno col gancio che tira su i premi. è un aggeggio infernale, sadico e maligno… soprattutto quando riempi la teca di PUPAZZI DEI MINIPONY!!!
MILIONI di pupazzi dei minipony! teneri e indifesi, costretti a una convivenza forzata con delle rivoltanti api maia e con i menosi winnie pooh. tutti lì ammucchiati, che ti guardano con quegli occhioni pieni d’amore e di speranza… tipo “tirami fuori di qui, tu hai il potere di salvarmi e sarò per sempre il tuo fedele cavallino rosa”… e io “siiiiii amico mio!!”.
è stato terribile. dopo 4 tentativi (per il costo complessivo di 2 euro), tutto quel che ho ottenuto è stato di farne precipitare uno a circa quattro centimetri dalla via di fuga. credo che il gancio sia sensibile all’intensità della tua convinzione di riuscire a vincere il prezioso premio… proprio quando credi di avercela fatta, il pony cade… e tu rimani davanti al vetro a strepitare e schiumare di rabbia come una iena ferita. è stato traumatico, un sogno che si infrange.
il prescelto è quello capovolto. l’ho estratto dal mucchio con abnegazione… ma si è ribaltato di culo ben prima di approdare tra le mie braccia. non mi sono ancora ripresa dallo shock e dubito che mi sentirò meglio nel breve termine.
non sono mai stata un’avida lettrice di fumetti marvel… ma vado soggetta al fascino e alla boria dei supereroi.
se batman è il mio preferito (perchè c’è tetraggine, c’è stato Tim Burton e ci sono maggiordomi educatissimi a profusione) mi sono molto affezionata anche al nuovo superman. il primo spiderman mi era piaciuto parecchio, purtroppo la saga è precipitata in un burrone di ridicolo e confusione (facendo anche crepare James Franco… che chiunque con un po’ di buonsenso metterebbe seminudo su un piedistallo). al contrario, una serie che è in miglioramento è quella dei fantastici 4… ma confesso di non essere imparziale, quando appare la torcia tutto l’universo mi pare migliore. torcia o no, quei film sono piuttosto brutti… più supereroi ci sono, meno significative appaiono le loro personalità (vedi gli x-men e il tentativo di metterci una pezza con lo spin-off su quel manzo di wolverine che uscirà in estate).
comunque, ancora felice per l’arrivo nei cinema dei Transformers (pellicola che ha destato in me grandissima meraviglia, facendomi anche regredire di diversi anni verso gli ovetti kinder), ero convinta che ci sarebbe voluto un bel po’ di tempo prima di vedere un altro film piacevole, spaccone quanto basta, visivamente figo e dal dialogo brillante… e invece no, i trailer di Iron Man promettono troppo bene. praticamente, capita che ogni due ore e mezza mi vado a riguardare tutti i video disponibili, batto le mani e mi iscrivo in anticipo ai fan club (che è un po’ come speculare sul mercato degli strumenti derivati).
il mio adorato Robert Downey Jr. avrà l’allegro compito di incunearsi nell’armatura superfashion di Iron Man. Robert DJ è un meraviglioso attore (esempio: Fur… fa l’uomo-leone. no veramente, è ricoperto di pelo e comunque ci si innamora di lui, non è così semplice! :D) ed è un peccato che abbia passato buona parte dell’ultimo decennio a pienarsi e imbottirsi di sostanze allucinogene… ora che pare più sano di mente (ma non per questo meno interessante) è tornato a lavorare su ruoli corposi e mi pare sia un ottimo Tony Stark. i miliardari sbruffoni con l’hobby del meccano a fini bellici sono splendidi personaggi per lui!
ora, io non so come Iron Man sia bardato nel fumetto… ma l’armatura cinematografica non mi pare da buttare via! da quel che ho potuto vedere, è anche comoda, Tony fa agili evoluzioni, picchia robot giganti e VOLA. se un supereroe vola, guadagna già mille punti, è importantissimo!
l’unica cosa che mi pare alquanto inopportuna, è ridurre Jeff Bridges a un vecchio signore pelato di mezz’età. dov’è la vestaglia?? per quale motivo non è in pigiama a sorseggiare white russian? ridateci il vero Jeff!
per chi volesse sbavare un po’ (in attesa dell’uscita del film il 2 maggio… spero non solo in america), ecco il nuovo trailer… sarcasmo per tutti!
il contrabbando di libri prosegue con ottimi risultati (e incredibile giubilo per il mio portafoglio… che da completamente vuoto passa a semi-desertico).
tipo, ieri ho mostrato a tutti i miei parenti l’ultimo libro che mi è arrivato grazie ad un buon samaritano di Bookmooch (raccolta delle poesie di E.A. Poe… con the Raven, che è un po’ la mia poesia preferita di tutti i tempi… atrochè 5 maggio, ginestre varie e si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, datemi dei bei corvacci portatori di sventura!).
non è la copertina più appropriata mai creata? e i caratteri? sono così tetri ed eleganti… che meraviglia.
i libri vecchi mi affascinano, hanno un buon odore e mi danno un senso di eternità.
e poi parliamone, i libri adesso costano troppo… mi leggo più volentieri qualcosa di un po’ vissuto e stropicciato piuttosto che pagare 20 euro un libro di Banana Yoshimoto composto in totale da 97 pagine (Banana, cambia musica, sempre gli stessi tre temi in croce, dio santo!).
l’industria editoriale deve capire che ci sono personaggi tipo me, che più che lettori sono simili a quelle macchinette tritacarta che distruggono i documenti, noi abbiamo bisogno di prezzi da genere di prima necessità. agile esempio pratico: l’altro giorno ho trovato il romanzo di Sweeny Todd, Newton Compton, Johnny onestamente in copertina, prezzo 5 euro… e l’ho comprato subito. 5-8 euro, quello è un prezzo accettabile. purtroppo (ma per la fase che sto attraversando ora PER FORTUNA), i classici e i miei bei polpettoni fine ottocento-inizio novecento, hanno un prezzo più onesto… è che di non soli melodrammoni vive la giovane lettrice, per bilanciare devo assumere massicce dosi di moderno truculentume e narrativa stramba, che purtroppo è da mutuo.
l’unica battaglia persa è quella per i coffee table books, che tanto amo ma che non credo raggiungeranno mai prezzi ragionevoli. bellerrimi ma troppo inestimabili, la mia collezione ormai va in retromarcia!
è raro che, mentre cammino del tutto priva di entusiasmo verso l’università, qualcosa rallegri la mia esistenza.
l’altro giorno invece mi è andata bene (e senza bisogno di ingurgitare caffeina!). sono comparsi cartelli con su sagome di animali esotici e scritte tipo “passaggio canguri”, “pericolo pinguini” e altre cose finto-realistico. ero già più gioiosa e garrula, quando mi sono imbattuta nel manifesto più bello di sempre:
mi raccomando, se lo trovate, siate molto gentili con lui, il koala è dormiglione e se lo svegliate di soprassalto potrebbe morire di infarto (no veramente!). in Australia è molto pericoloso andare in macchina sotto gli alberi, i koala addormentati talvolta cadono sulla carreggiata e c’è pieno di segnali stradali che ti invitano a non investirli. perchè, poverini, sono teneri, non bisogna investire le creature coccolose (come non si deve mangiare il cavallo, perchè è bello e aggraziato. gli animali brutti tipo la rana pescatrice invece vanno mangiati, così il mondo migliora dal punto di vista estetico).
in più, il koala va ancora più capito e apprezzato perchè fa involontariamente uso di droghe: l’eucalipto di cui si nutre, quando viene digerito, libera una sostanza vagamente allucinogena che rincoglionisce in modo pesante il simpatico orsetto, trascinandolo in uno stato di pigro e allegro torpore. in pratica è come mettere il grande Lebowski su un albero.
visto che va di moda andare a disintossicarsi, ho deciso che intraprenderò una qualche specie di cammino ascetico per porre un freno a numerosi comportamenti ossessivo-compulsivi che mi attanagliano… tipo accumulare libri.
felicissima di aver scoperto come contrabbandare volumi (su anobii e bookmooch) senza spendere un soldo, pensavo che avrei smesso di comprarli. e invece no. esercitano su di me la stessa fascinazione. ne compro meno… ma lo sperpero continua. dopo essermi invaghita di una biografia del Re Sole (dopo aver già letto Maria Antonietta e Madame de Pompadour… praticamente cazzando la cronologia in pieno), oggi ho comprato Sweeney Todd, romanzo di fine ottocento scritto da un gruppo di allegri inglesi e ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. mi sono sentita in dovere, inconsciamente mi serviva un modo per invocare il perdono del venerabile Tim Burton per non aver ancora visto il film. mi vergogno come un gatto senza pelo. per fare ammenda con ancor più contrizione, quando uscirà il dvd credo che ne comprerò una dozzina.
- EDIT - sono stata informata che Sweeney Todd esce il 22 febbraio. da sola non avevo capito. sono una fan ancora peggiore di quel che pensavo.
tanto per farci un’idea delle dimensioni dell’ossessione libraria, ecco la pila di tomi e tometti:
credo che ben presto inizierò a disporli in modo fantasioso, che so, a zigurrat.
pare che la mia presenza sia richiesta al Gods of Metal. non amo pianificare la mia vita con mesi d’anticipo, ma il 27 giugno, a meno di non rompermi un femore o di avere un esame (cosa che non dovrebbe capitare), mi vado a vedere gli Avenged Sevenfold a Bologna! (il fatto che ci siano gli Iron Maiden, mi tange fin lì… che ragazza di poco buonsenso). a dire il vero, i concerti mi terrorizzano… e ciò era vero anche prima di perdere cellulare e macchina fotografica in una bolgia di gente spintonante e saltellante al Rollingstone, ho passato la metà del tempo a darmi della cretina, poi mi sono abbandonata contro un muro a fissare estasiata Davey Havok. in effetti, se ci fosse stato da scegliere dove perdere della tecnologia, avrei voluto perderla al concerto degli AFI. in generale, non amo quantità eccessive di persone, tutta la spazzatura che producono e l’impossibilità di usare un vero water in caso di necessità. ma mi farò forza e porterò una borsa che si chiude con cerniera e lucchetto. o non porterò la borsa. è un grande dilemma. sarei più incline ad andare in giro senza mutande che senza borsa. porterò un pitale.