Archivio percibo

Independence day

Anche nel Piacenzashire si festeggia il 4 luglio.

siamo molto più avanti degli altri, perchè non celebriamo l’indipendenza dal dominio inglese, bensì il benevolo patrono, SANT’ANTONINO (unico santo in Italia a cui è stata dedicata una statua girevole. la statua merita… non è un aborto astratto e pretenzioso, il santo è proprio un bell’uomo, con mantello e tutto. solo che è piazzato su un piedistallo che gira. ho sempre saputo di far parte di una popolazione di squilibrati).

comunque, c’è la fiera per tutto il centro città. millemila bancarelle, gente con passeggini e velocipedi che provoca ingorghi, vecchie che stramazzano al suolo per la calura, palloncini a forma di uomo ragno, piadine e altre zozzerie… insomma, un bel casino, con quaranta gradi.

più che altro, io ci vado per dimagrire. faccio chilometri a piedi, spettegolo, mi lamento per l’invasione degli ambulanti cinesi, bevo la mia bottiglietta d’acqua (rigorosamente portata da casa) e mi scandalizzo quando mi pestano i piedi. ah, derido anche quelli che vogliono vendermi attrezzi per la cucina (il taglia-verdura spopolava) o per pulire il pavimento (la scopetta con spincino del detersivo e spazzole rotanti era ovunque). nonostante l’impegno, il progetto di dimagrimento va sempre a farsi benedire quando ci si trova davanti a una delle bancarelle del Padrino (catena di banchi alimentari, con specialità siciliane dall’elevato apporto calorico)… e così mi sono mangiata una ciambella.

la scelta della ciambella è stata del tutto culturale… volevo creare un ponte tra il Piacenzashire e gli USA, usando la ciambellazza come simbolo e metafora di una comune sensibilità e modo di interpretare il mondo contemporaneo.

va là, era buonerrima.

dopo aver tramortito diverse signore (di quelle in canottiera, con le braccia flaccide) sono poi riuscita a comprare un paio di ciabatte da usare nelle attività estive più disparate… tipo piscina, andare a prendere la posta, buttare la spazzatura in pigiama e cose così. ho speso 5 euro, mi sento quasi una consumatrice responsabile. notiamo il tacco a forma di cuore. sono 100% plastica… quindi temo mi verranno le piaghe da decubito ai piedi.

abbondiamo

per carità, è una adorabile invenzione. è carino da matti. col suo tappino, i colori tradizionali, la bottigliettina trasparente, è di una tenerezza indicibile.

…l’unico grave problema è che CONTIENE TROPPO POCO MARTINI!

se fossi in George, non andrei tanto in giro a bussare alle porte con in mano un ciafferino del genere… MORE MARTINI, PLEASE!

settimana bianca: gastronomia variegata

lo sciatore credo sia uno dei pochissimi sportivi che mangia roba pesante e complicata. lo sciatore si alimenta male e se ne vanta, perchè sotto sotto è convinto di meritarselo… si sa, a sciare si fa fatica, si bruciano molte calorie, si prende freddo, si rischia di morire nei modi più diversi… e che cavolo, almeno a pranzo ci si deve sfogare, l’essere umano non è fatto per soffrire e rantolare tra mille difficoltà. è con questo spirito che sono andata in settimana bianca, avvicinandomi alla folkloristica alimentazione della zona alpina… in pratica, abbiamo mangiato maiale ogni sei minuti.


tra le specialità autoctone più gettonate dai discesisti di ogni età, la salsiccia con patate finisce sicuramente sul podio. non solo è ricca dei più nobili principi nutritivi (tra cui l’UNTO) ma unisce ad un sapore accattivante la semplice digeribilità (ti alzi dal tavolone di legno del rifugio, ti metti gli sci e quando cerchi di muoverti non ce la puoi fare… la sensazione di paralisi continua fino all’ora dell’aperitivo, quando tracanni uno spritz e ricominci a boccheggiare).


uova speck e patate. se come me, siete il tipo di persona che sgrassa il salume, la vicenda si fa laboriosa… ma ne vale la pena. questa sdella di roba è oggettivamente buonissima, poco importa se metà fegato finirà per soccombere sotto il peso dei grassi saturi. si può arginare il problema rinunciando a berci dietro la birra, cosa che susciterà il disprezzo di qualsiasi tedesco tutto d’un pezzo, che ti schernirà ruttando rumorosamente.


ora, io non sono una grande amante del dolce… ok, cedo di fronte a inestimabili pasticcini ma, se ho fame, penso a sgranocchiare un bel grissino e non mi avvento sui grisbì. è così che ho evitato qualsiasi tipo di strudel o torta sacher… un giorno però ho smezzato con Reggino la famigerata PALLA, anche nota come MUFLONE (il nome scientifico è germknodel… dal latino “COSA CHE PRENDERA’ VITA NEL TUO STOMACO”). la palla è tutta morbidosa e iper lievitata. al suo interno si annida un’abbondante quantità di confettura alla ciliegia. dovevo ingerirne una metà ma mi sono fermata prima… è la cosa più densa mai cucinata dall’uomo e ho il sospetto che abbia una coscienza tutta sua, dovrebbe essere usata come combustibile fossile ed estratta da apposite torbiere. se potete, evitatela.

la cronaca della settimana bianca continuerà con foto pirotecniche e video on board (che se volavo via col telefono in mano era la fine).

la Valeria e il pollame

FIGLIA: Madre? che animale è?
MADRE: su su mangialo che è buono.
FIGLIA: no lo mangio ma voglio sapere che animale morto è.
MADRE: ma è cicci di tacchino, cosa vuoi che sia??? ci ho messo anche tutte le erbette buone. vuoi un po’ di sugo?
….
FIGLIA: no ascolta, ok la coscia, ma quella roba lì semitrasparente e molliccia che c’è attaccata te la mangi te.
MADRE: OOOOOH che sarà mai, non vedi che è una cartilagine?
FIGLIA: mmm, prelibata!
MADRE: e guarda, lì c’è il vaso sanguigno, quel tubicino lì.
FIGLIA: oh che schifo il tubicino! e questa specie di tumore?!?
MADRE: scema! non scartarlo, quello è il CONDILO!

mai rifiutarsi di mangiare sconosciute parti anatomiche del tacchino, la Valeria gli farà un’autopsia per convincerti che è buono. chiaramente, la tua reazione sarà prendere il volatile e roversciarlo nel piatto del Mimmo.

il sano cibo italiano

dal natale in poi, il mio intero paradigma dell’alimentazione va in vacca.

non solo si cominciano ad aprire panettoni, ma la Valeria fa della creazione di cibo la sua missione. se ci mettiamo anche una sedentarietà scandalosa (perchè insomma devo studiare. la verità è che mi vergogno ad andare in palestra e non so manovrare gli attrezzi… me la cavo solo a correre su quella cosa per criceti bipedi), eccomi trasformata in una megattera. non ho mai capito perchè le balene si arenano sulla spiaggia… per esperienza personale, potrei ipotizzare che la voglia di vivere viene fagocitata dalle cellule adipose o e rimpiazzata da un fatalismo misto a bisogno che la provvidenza divina intervenga… tipo, dio, liberami da questo mollicciume! è dopo questa serie di tormenti e sofferenze che una persona apparentemente in possesso delle sue facoltà, arriva a compiere un’azione contraria al più comune buonsenso e in pizzeria ordina questo abominio:

mentre stavo ancora cercando di digerire, una delle mie certezze alimentari (l’insalata già lavata in busta) si è sgretolata. mi hanno informato che test scientifici sconsigliano di avvicinarsi alle invitanti accozzaglie di vegetali… perchè pare siano piene di batteri di ogni forma e colore, compresi quelli che la scienza non conosce ancora. in pratica, lo spezzettare la foglia di insalata libera cellulosa. se si imbusta nella plastica una cosa simile, l’umidità e altri misteriosi agenti danno vita a colonie di batteri e marciume vario, chiaramente tutto potenzialmente letale. io mangio in media una busta e mezza di quell’insalata tutti i giorni, come minimo non ho più l’intestino… o al suo posto c’è qualcosa che l’uomo non sa gestire. la Valeria ha immediatamente dichiarato che lei sapeva già tutto e che ha sempre deplorato l’abbandono della civile e antica usanza del lavare l’insalata e asciugarla con quel marchingegno che sembra un acceleratore di particelle, però col cestello.