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mi mieto

visto che sono in pessimo stato, racconterò una cosa ridicola.

come da tradizione, nel mese di luglio andremo a farci del male alla famigerata festa in quota, qua sulle ridenti alture del piacentino-shire. ci si inerpica su per una pietraia carichi come muli, fino a giungere a quella che, dopo un’ora e passa di salita sotto il sole, sembra una replica a grandezza naturale della valle incantata… con Piedino, Tricky, la mamma brontosaura resuscitata e compagnia bella. al che, si pianta la tenda meglio che si può (la leggenda metropolitana degli ingegneri senza senso pratico è vera) e si inizia a rendersi ridicoli… inciampando nella cacca di vacca, tirando il frisbee, gonfiando materassini, suonando la cornamusa, mangiando quantità improponibili di torta di patate, abbellendo la tenda con sculture e candele, ustionandosi parti del corpo, addormentandosi con la faccia dentro a cespuglietti spinosi… tutto molto suggestivo.

quest’anno, perchè ci vogliamo bene, andremo su vestiti uguali. Bibi ha trovato su ebay uno che fa magliette con su il carrarmatino di RISIKO. e quindi, ci vestiremo da armata di risiko… con tanto di territorio e numero scritto sulla schiena. Io sono UCRAINA 69, con carrarmatino rosa… imbarazzante e allusiva!

tokitiger

Simone Legno è decisamente il mio eroe. da disegnatore di cose giuggiolose in quel di Roma, finisce a Los Angeles a capo di un impero, si espande in qualsiasi categoria merceologica e finisce a collaborare con brand dalla figosità indiscutibile. in attesa di potermi permettere una borsa Tokidoki (ho 35 euro sulla postepay e la Valeria si è convinta di essere in miseria… quindi anch’io devo diventare un eremita) applaudo alla recente collaborazione per la creazione di una nuova linea di Onitsuka Tiger. ce ne sono di centoventi colori… ma quelle gialle sono sempre le più bulle.

sognando le infradito

bene, ora che Silvio ha vinto e che gli insopportabili arcobaleni sono stati giustamente annichiliti, mi sento abbastanza allegra da parlare di scarpe estive (anche se c’è nuvolo e umidiccio da una settimana e domani ho un esame).
dopo aver comprato le infradito-ghetta-mocassino della Tod’s (estate 2006, siamo ancora in fase di ammortamento), ho limitato il mio entusiasmo e non ho espanso la collezione di calzature… anche perchè, le havaianas da 25 euro erano l’alternativa più economica (…cari scarpivendoli, potete picchiarvele sulle corna). dopo tale insostenibile astinenza, quest’anno potrei contribuire al prodotto interno lordo del paese comprando l’ennesimo paio di inutili ma gioiose ciabattacce.


Fornarina. infradito da principessa metallara. le borchie hanno sempre il loro perchè. alle superiori ci avevo rivestito lo zaino e ne andavo fierissima (avevo anche cento bracciali con punte e altri ammenicoli rugginosi, beata gioventù!).


Irregular Choice. i miei fabbricanti di calzature preferiti continuano ad ossessionarmi. qui ci vuole una bella gonna a ruota e uno che mi insegni a ballare il rock acrobatico e siamo a posto.


Irregular Choice. se quella pellaccia azzurrina fosse morbida morbida, sarebbero una goduria. il problema non si pone per chi, tipo me, ha le gambe corte e tozze. peccato, non trovo modo di vestirmi da indianina.


Fornarina. non sono sandali, ma sono nella collezione estiva… quindi sono autorizzata ad amarle. il mio regno per quest’accozzaglia di paillettes e vernice!


Camper. perchè bisogna arrendersi alla bellezza delle Manolo e delle Choo e ammettere che bisogna avere almeno un paio di scarpe comode. questi zatteroni mi aggradano. hanno un che di giapponese e quell’incomprensibile fantasia old-england non guasta.

 
Irregular Choice. glorioso esempio di contaminazione tra calzature Luigi XIV e il mago di Oz. voto dieci, se le vedo, le compro subito… e mi preparerò a schivare le verdure che mi verranno lanciate da ogni direzione.


Irregular Choice. torniamo alla sobrietà con queste adorabili infradito a mini-pois, con UNICORNI decorativi. credo siano le mie preferite (c’è assurdità, ma in quantità limitata).

 

l’agente Smith studia in SDA

visto che ogni scusa è buona per saltare le lezioni, ieri mi sono cimentata in una sorta di psicanalizzazione attitudinale in quel della SDA Bocconi. non avendo mai varcato le porte automatiche del venerabile edificio, mi sono persa e, troppo orgogliosa per chiedere indicazioni, ho vagato fino a trovarmi in un universo parallelo.

WELCOME TO THE DESERT OF THE REAL… il cucchiaio non esiste!

presa dal panico, ho subito cercato un telefono, unica via di salvezza per tornare al mondo reale… anche perchè indossavo il mio trench di vernice modello Trinity e mi intonavo eccessivamente al corridoio. Trinity mi sta simpaticissima per l’abbigliamento e perchè si spazza Neo ma, se non fosse per le sue superbulle evoluzioni e per la ducati nera, la troverei abbastanza insipida. dovevano scegliere me!
comunque, la luce verdastra, l’ambiente asettico, gli spazi tutti uguali… la rivolta delle macchine è cominciata dalla SDA! non mi sorprendo che siano riuscite a soggiogare il genere umano, la SDA può tutto (e di certo sono più battaglieri e organizzati dell’esercito di sparta). per sdrammatizzare, ho accennato un paio di mosse di kung fu e mi sono avviata, in pieno deja-vu, al cubicolo del mio colloquio.

dangerous liaisons

sfiduciata da quel che la moderna cinematografia ci propina, mi rifugio nel vintage… con mio grande stupore e sollievo, ci sono ancora numerose lande brulle da esplorare (e in tali circostanze, sono quasi contenta di essere ignorante).
la mia nuova scoperta è Dangerous Liaisons (film del 1988 di Stephen Frears, tratto dal romanzo epistolare di Choderlos de Laclos, contemporaneo di Maria Antonietta. altra versione in circolazione: Cruel Intentions, con Buffy e quel gnoccone di Ryan Philippe). ora, sappiamo bene quanto i film in costume mi entusiasmino e rallegrino… di solito, è più frequente imbattersi in ambientazioni anglosassoni, regine Elisabette varie, vestiti stile impero e aristocratici di campagna, cappelli a cilindro e mr.Bingly e mr.Knightely qua e là. molto meno normale è avere boriose rappresentazioni dello stile di vita francese (Sofia Coppola ci è venuta in soccorso, le sarò per sempre grata), forse perchè i Miserabili e il Conte di Montecristo dopo un po’ ammorbano e mandano in coma, mentre la vecchia Jane Austen è su un diverso livello di piacevolezza.
comunque, Dangerous Liaisons ha molti pregi.
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l’amica vernice

bene, visto che le scarpe che mi assistono nella vita di tutti i giorni sono delle Gazzelle vecchie da dio e praticamente putrefatte (tutte lisce sotto, ormai uniformemente grigiastre, col segno del ditone del piede e i lacci stracciati), mi sono fatta coraggio e ho chiesto dei soldi alla Valeria per comprare un paio di calzature dignitose, qualcosa che non mi facesse somigliare a uno scafista… o a un musicista di quelli poveri per davvero.
dopo peregrinazioni varie (dove ho detto NO alle Hogan e stavo quasi per soccombere alle becere Geox), mi sono schiantata contro la porta di Flavio Castellani. lo schiantarmi non è una figura retorica… stavo camminando giuliva col mio sacchetto delle lenti a contatto in mano, quando ho intravisto dei bagliori, tipici della vernice nera sotto le luci della vetrina (è un po’ l’effetto della macchia di petrolio sull’oceano cristallino, coi cormorani che soffocano e i pescetti tropicali che vengono a galla a morire). al che, piena d’entusiasmo, mi risolvo a entrare, purtroppo non mi accorgo che la porta è una uniforme e PULITISSIMA lastra di cristallo, senza una maniglia, un adesivo, una scritta, niente. ci sbatto dentro fortissimo e la commessa corre a salvarmi “oddio tesoro ti sei fatta male? vuoi sederti un attimo? guarda, capita a tutti, abbiamo proprio sbagliato con quella porta lì, è bella ma non si capisce mai se è aperta o chiusa”. mentre la mia autostima cola a picco, mi viene in mente lo studio dell’architetto Achille Castiglioni (in piazza Castello, nel palazzo della CondéNast uuuuuu), c’è un muro con uno specchio che va dal pavimento al soffitto… hanno dovuto tappezzarlo di cartelli perchè la gente non capiva e ci camminava dentro.
COMUNQUE. con la magimagia dei saldi, riesco ad impadronirmi di queste adorabili scarpine… che sono in grado di adempiere al difficile compito di essere funzionali ma non sciatte… e hanno il grande pregio di andare a ingrassare la mia ossessione per la vernice nera, permettendo abbinamenti senza precedenti, che non penso riuscirò a controllare (tipo scarpa, trench, bauletto… il prossimo passo è la tuta di catwoman e una bella frusta).

da Castellani c’è di buono che ti coccolano. mi hanno dato una di quelle borse condominali, con dentro cento cataloghi… che mi hanno subito rassicurato della longevità della passione aziendale per la vernice e altre cose un po’ assassine che tanto piacciono a me.


le scarpe sono per chi ama Jimmy Choo ma non se le può del tutto permettere.

e adesso la famigerata peep toe con la zeppa, il sogno di una vita, per far ridere una volta per tutte ed essere alta in modo eccessivo e assolutamente non necessario! XD

saltellatrici

la famiglia è andata in gita al lago, dove è ubicata la temibile zia Pinuccia. all’Autogrill, la Valeria ha incontrato per la prima volta i cessetti con l’acqua che si tira da sola. dopo dieci minuti ad attenderla davanti alla porta, l’ho sentita ordinare al water diverse cose, tra cui “su là, muoviti, starò mica qui una settimana” e “acqua, tirati”. quando ormai ero piegata in due, si è messa ad applaudire al cesso… e ciò pare abbia determinato il funzionamento dell’infernale congegno. è uscita trionfante, in tempo per sfidare la fotocellula del lavandino e quella del soffione per asciugare le mani. al che, il Mimmo ha finto di non conoscerci mentre ci siamo messe a correre nel parcheggio. credo che la mia famiglia abbia solo una vaga idea dei concetti di amor proprio e decoro.

durante la passeggiata pomeridiana, ci siamo esibite in esercizi ginnici di diverso tipo. il video ci ritrae mentre saltelliamo (la Valeria è quella vecchia col cappotto azzurro. io e il mio pellicciotto la sorreggiamo dal lato destro). le due perplesse persone in mezzo sono gli zii. notiamo sul finale io che tento di schiantare la Valeria contro un muro.

edit - ora il video dovrebbe vedersi (si sa, mettere “privato” su un filmato di youtube sicuramente non ne agevola la diffusione. ormai sono la fiera della cretinaggine).