Maggio 23, 2008 a 3:31 pm · Archiviato in cespuglio che rotola nel deserto, libri, film e tv and contrassegnato da tag: la vita, libri
sono stizzita. perchè è ormai sempre più difficile far andare il mondo come pare a me. da piccola, era spendidamente semplice… armata di occhioni blu, riccioli d’oro e vestine nere a pois bianchi (con scarpette di vernice), ben poco mi sfuggiva ed ero in grado di ottenere quantità illimitate di pupazzi e minipony. ora invece, anche se l’abbigliamento non è granchè cambiato, ho del tutto perso i miei poteri. non solo i miei genitori si rifiutano di farmi i regali a santa lucia, ma anche il resto del mondo pare fottersene dei miei stratagemmi. mi sembra di essere una madame de Montespan caduta in disgrazia.
grazie al cielo, ho ancora le doti stregonesche ereditate dalla Valeria e le uso per vendicarmi come posso, nemmeno le zingare osano più maledirmi. oggi è stato provato, in modo inconfutabile e incontrovertibile, che se mi fai qualcosa di spiacevole, che urta i miei sentimenti, che mi agita, indispone e fa soffrire, come minimo andrai incontro a rogne e disservizi. che cavolo, la sfiga non colpirà mica solo me…
approposito di incantesimi e sortilegi, ho finito di leggere Stardust. fino ad ora, è il libro più scarso di quel mattacchione di Neil Gaiman, tanto scarso che per una volta devo dire che ho trovato meglio il film. per sprofondare ancor di più nel tedio, ho deciso di provare con Fabio Volo (sia chiaro, non ho comprato il libro, l’ho scambiato… caro Fabio, non avrai i miei soldi), dopo 20 pagine sono infastidita dal tentativo di far ridacchiare ad ogni riga ma ho ancora fiducia nella trama. e ora torno ai miei galli neri, caproni e alambicchi (cioè all’assignment di governance: la mostra del Perugino del 2004 è stata un successo per il territorio? se si, per quali stakeholders? la tentazione di rispondere “è stata un gran casino ma la tua mamma ne ha molto beneficiato” è grande).
Febbraio 26, 2008 a 9:53 pm · Archiviato in fissazioni e invasamenti, libri, film e tv and contrassegnato da tag: libri
il contrabbando di libri prosegue con ottimi risultati (e incredibile giubilo per il mio portafoglio… che da completamente vuoto passa a semi-desertico).
tipo, ieri ho mostrato a tutti i miei parenti l’ultimo libro che mi è arrivato grazie ad un buon samaritano di Bookmooch (raccolta delle poesie di E.A. Poe… con the Raven, che è un po’ la mia poesia preferita di tutti i tempi… atrochè 5 maggio, ginestre varie e si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, datemi dei bei corvacci portatori di sventura!).

non è la copertina più appropriata mai creata? e i caratteri? sono così tetri ed eleganti… che meraviglia.
i libri vecchi mi affascinano, hanno un buon odore e mi danno un senso di eternità.
e poi parliamone, i libri adesso costano troppo… mi leggo più volentieri qualcosa di un po’ vissuto e stropicciato piuttosto che pagare 20 euro un libro di Banana Yoshimoto composto in totale da 97 pagine (Banana, cambia musica, sempre gli stessi tre temi in croce, dio santo!).
l’industria editoriale deve capire che ci sono personaggi tipo me, che più che lettori sono simili a quelle macchinette tritacarta che distruggono i documenti, noi abbiamo bisogno di prezzi da genere di prima necessità. agile esempio pratico: l’altro giorno ho trovato il romanzo di Sweeny Todd, Newton Compton, Johnny onestamente in copertina, prezzo 5 euro… e l’ho comprato subito. 5-8 euro, quello è un prezzo accettabile. purtroppo (ma per la fase che sto attraversando ora PER FORTUNA), i classici e i miei bei polpettoni fine ottocento-inizio novecento, hanno un prezzo più onesto… è che di non soli melodrammoni vive la giovane lettrice, per bilanciare devo assumere massicce dosi di moderno truculentume e narrativa stramba, che purtroppo è da mutuo.
l’unica battaglia persa è quella per i coffee table books, che tanto amo ma che non credo raggiungeranno mai prezzi ragionevoli. bellerrimi ma troppo inestimabili, la mia collezione ormai va in retromarcia!
Febbraio 10, 2008 a 1:45 pm · Archiviato in deliri e universi alternativi, libri, film e tv and contrassegnato da tag: animali, cinema, libri
sopraffacendo la mia avversione per il fantasy (scatenata da quella triplice palla al piede che è il signore degli anelli e dal quasi insopportabile Narnia… che se non era per i grifoni e gli unicorni e un deja-vu di Attila flagello di dio, si poteva anche scappare dal cinema) ho visto La Bussola d’Oro.
non ho letto i libri e non me ne intendo… devo dire che mi è piaciuto… ed è tutto merito dei daemons! ma che belli sono!
anch’io voglio un’animale/spirito parlante e multiforma. la scimmiaccia dorata della Nicole era tremenda, ma il leopardo di James Bond era troppo bullo. ho provato pietà per il bambino che aveva il rattone di fogna… ma dai, che tristezza!
non capisco perchè tutti hanno animali medio-piccoli. la roba più grossa che ho visto erano i lupi e qualche felino… è per ragioni di praticità? mi rendo conto che, se tutti avessero un rinoceronte, un bufalo o un’alce, la vicenda sarebbe complessa, come fanno a seguirti al lavoro, panico! e gli animali marini? nessuno ha un animale marino? io vorrei troppo il delfino beluga come daemon… morirebbe orribilmente soffocato nel tentativo di stare con me sulla terraferma? se fosse più piccolo, si potrebbe metterlo in una boccia e portarlo con sè… però che palle, non si sentirebbe nemmeno quel che dice.
ho immediatamente cercato di ipotizzare che daemon avrei. gli amici, data la mia inclinazione al fancazzismo e la scarsa utilità quando si tratta di fare da mangiare o pulire la casa dopo una festa, mi assegnerebbero senza esitazione il gatto persiano. ma mi ribello. potrei propendere per un animale ancora più pigro (e a causa della sua dieta, molto incline alle allucinazioni), il sempre amato koala. però, non ce lo vedo a trascinarsi per strada cercando di seguirmi… me lo dovrei portare in braccio tutto il santo giorno. data l’indecisione, considerando anche che ho affetto per la capretta del cashmere, il coniglietto, la cornacchia alla E.A. Poe, la FOCA monaca neonata e il pipistrello vampiro dell’amazzonia (nonchè per il GURZO del borneo meridionale), ho deciso di fare il test che c’è sul sito ufficiale. e mi è uscito un animale inaspettatamente nobile e valoroso, il LEONE…. uau, sarà per il volume della capigliatura e per la comune attitudine ad addormentarsi nel primo pomeriggio.

si chiama THALERON. è un nome da creatura che va temuta e rispettata… è palese che non l’ho deciso io. probabilmente l’avrei chiamato MUCCIBU’ o POFFETE POFFETE, addio denominazioni altisonanti da re della foresta e via con i pomeriggi passati a pettinare il leone e a mettergli dei bigodini sul testone.
Febbraio 9, 2008 a 8:30 pm · Archiviato in fissazioni e invasamenti, libri, film e tv and contrassegnato da tag: libri, Tim Burton
visto che va di moda andare a disintossicarsi, ho deciso che intraprenderò una qualche specie di cammino ascetico per porre un freno a numerosi comportamenti ossessivo-compulsivi che mi attanagliano… tipo accumulare libri.
felicissima di aver scoperto come contrabbandare volumi (su anobii e bookmooch) senza spendere un soldo, pensavo che avrei smesso di comprarli. e invece no. esercitano su di me la stessa fascinazione. ne compro meno… ma lo sperpero continua. dopo essermi invaghita di una biografia del Re Sole (dopo aver già letto Maria Antonietta e Madame de Pompadour… praticamente cazzando la cronologia in pieno), oggi ho comprato Sweeney Todd, romanzo di fine ottocento scritto da un gruppo di allegri inglesi e ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. mi sono sentita in dovere, inconsciamente mi serviva un modo per invocare il perdono del venerabile Tim Burton per non aver ancora visto il film. mi vergogno come un gatto senza pelo. per fare ammenda con ancor più contrizione, quando uscirà il dvd credo che ne comprerò una dozzina.
- EDIT - sono stata informata che Sweeney Todd esce il 22 febbraio. da sola non avevo capito. sono una fan ancora peggiore di quel che pensavo.
tanto per farci un’idea delle dimensioni dell’ossessione libraria, ecco la pila di tomi e tometti:

credo che ben presto inizierò a disporli in modo fantasioso, che so, a zigurrat.
Febbraio 7, 2008 a 1:17 pm · Archiviato in libri, film e tv and contrassegnato da tag: Jane Austen, libri
la mia venerazione per Jane Austen è ben nota ai quattro angoli del globo… quando avrò letto anche Northanger Abbey, la mia vita sarà completa. per ora, mi accontenterò di ciarlare di Mansfield Park… argomento su cui ammorberò ancora tutti dopo aver visto lo sceneggiato della BBC del 1983, il film del 1999 e il film uscito nel 2007.

La nostra eroina, Fanny Price, è una palla al piede. delicata, sempre sul punto di svenire, iper timida… non dice mai quel che pensa e funge da simbolo per tutto quello che era richiesto a una buona moglie. per questa sua connotazione da angelo del focolare piuttosto amorfo, Fanny sta sul gozzo anche alla Jane, che le fa subire mortificazioni di tutti i tipi da zie, sorelle acquisite e uomini.
Fanny, che passa la vita senza essere nè molto interessante nè molto ricca di opinioni e forza, almeno è utile a Jane per criticare quel che l’istituzione del matrimonio era… le viene concesso un lietofine col cugino Edmund che, però, se fosse riuscito a sposare chi gli pareva, penso proprio che l’avrebbe lasciata a marcire senza troppi indugi.
Fanny è il giudice morale, che la Jane si diverte a prendere abbastanza in giro creando due clamorosi stronzi che vengono da Londra a sconvolgere tutto il noiosissimo idillio di gente buona, bella e brava che abita a Mansfield Park. I fratelli Crawford rappresentano una nuova ricchezza, la borghesia di città… sono spregiudicati e moralmente ripugnanti, almeno se stiamo a sentire la pia Fanny. Henry Crawford semina il panico tra le cugine di Fanny (che sotto sotto sono due zoccolone da guerra ma che si comportano da buone figlie perchè hanno un padre piuttosto severo), tutte si invaghiscono pesantemente di lui e Fanny lo osserva con disprezzo. quando Mr.Crawford si innamora di Fanny (ma perchè!!), lei lo schifa perchè è cattivo, bastardo e subdolo, prendendo dei nomi da tutta la famiglia.
nel frattempo, Miss Crawford fa sclerare Edmund, che sbavando come un lumacone, non si rende conto che la signorina lo sfotte senza pietà.
Edmund e Fanny si meritano. lei è completamente inattiva, aspetta che la felicità le piova in testa senza esternare un minimo di trasporto per il cugino che oddio ama tanto, sta lì, lo osserva come una sorella e gli è infinitamente grata… ma è un personaggio passionale e vivace come un termosifone spento. Edmund ha un fratello un po’ troppo spiritoso e sembra che si porti in giro anche le sue malefatte. risolve il problema facendosi prete e tormentandosi in mille modi, senza mai prendere in mano la situazione. quando ormai capisce la vera natura di depravata donna di città della sua adorata Miss Crawford, ci resta un po’ male e poi sposa Fanny. così. ci mette circa un minuto a cambiare idea. oh, sono davvero affezionato a Fanny. anzi no. la amo! basta, ora da lei dipende tutta la mia felicità.
è un bel libro però. ci sono personaggi riuscitissimi (tipo la tirchia e rompicoglioni zia Norris, che tutti non vedono l’ora che muoia. alla fine, la esiliano in Scozia a far compagnia alla sorellastra che ha lasciato il marito per scappare con Mr.Crawford, ) e come al solito, l’intreccio psicologico è meraviglioso (anche se non si può certo dire che nella testa di Fanny capiti granchè). è un libro nato non tanto per raccontare una storia piacevole, ma per essere uno specchio della società, dell’ipocrisia e dello scontro tra gentry e nuova borghesia urbana. non ci sono i colpi di scena che si trovano negli altri romanzi, non c’è un chiarimento finale tra i personaggi (tipo Elizabeth e Mr.Darcy o Emma e Knightley…o come si scrive!), o un vero smascheramento dei buoni e dei cattivi, si vanno pallosamente a sposare, come due bravi piccioni. ed credo fosse così che doveva andare.
Febbraio 5, 2008 a 10:29 am · Archiviato in libri, film e tv and contrassegnato da tag: cinema, libri, New York, vampiri

in teoria si doveva vedere Cloverfield… ma c’era posto solo in quarta fila laterale e non è il caso di andarsi a cercare anche i dolori cervicali. quindi, dopo aver tollerato un inquietantissimo trailer con dei pompieri e una bambina che li attende minacciosa nell’oscurità, ci siamo inflitti Io sono leggenda.
Ora, da donnino di cultura che ha letto il libro di Matheson (che consiglio caldamente… anche se lo stile è un po’ scarno), ho ben tollerato il primo tempo, mi ero rassegnata al fatto che Neville fosse un soldato d’assalto esperto in biologia (ma guarda un po’) mentre il Neville del libro era il classico uomo medio che vive con moglie e figlia in una villetta a schiera (e reagisce malissimo alla distruzione del genere umano passando una buona metà del libro ubriaco sul pavimento e in preda a scoppi d’ira… cosa che sarebbe stata divertente da veder fare a Will Smith che è tanto un bravo ragazzo). purtroppo, ho passato il secondo tempo oscillando tra sdegno e voglia di avere le convulsioni, ma parliamo dei due pilastri del disastro, senza essere troppo pignoli, altrimenti si sta qua per anni.
- i vampiri… ora, produttore del film, devi pagare solo Will Smith e qualche genio del computer che ti desertifica New York, ma santo dio, fai delle creature delle tenebre un po’ belle, non quei ridicoli spaventapasseri tridimensionali che non fanno altro che barrire e dare capocciate a superfici durissime. i vampiri del libro sono brutti, scoordinati e hanno il cervello tipo passata di funghi della Knorr… ma c’è in loro una certa eleganza mista a decomposizione. quelli del film sembrano tanti gibboni scemi. URENDI!
- IL FINALE. Il libro si chiama Io sono leggenda non perchè il tizio si immola e scopre come curare un virus letale inventato da Emma Thompson (ah ottima idea Emma, complimentoni!) ma perchè c’è uno di quei ribaltamenti di prospettiva che tanto piacciono a me. I vampiri letterari si evolvono, imparano a stare alla luce, ricreano una struttura sociale. dopo anni ad essere cacciati e distrutti da quell’ubriacone di Neville, arrivano ad odiarlo e a temerlo. Neville è l’unica minaccia per lo status quo che tanto faticosamente sono riusciti a ristabilire, per proteggersi, lo prendono e lo imprigionano. chiaramente lo vogliono morto, in cubetti tipo pancetta. il nostro eroe, cocciutamente risoluto a non adattarsi, osservando dalla finestra della sua cella un’orda di vampiri socialmente abili che chiedono la sua distruzione, si rende conto di essere diventato il mostro, la creatura leggendaria che non si sa bene se esiste, il mito di cui si ha paura. E QUINDI IO SONO LEGGENDA. figata! dai è bellissimo, amaro ma plausibile… l’ordine sociale che si ristabilisce, le identità che cambiano… yea, c’è intelligenza, tormento… il film lo si poteva anche chiamare “m’hanno ammazzato il cane, ora vi metto sotto con la macchina” che era uguale. che pena.
ora, mi chiedo se un tale scempio sia stato prodotto anche nel precedente film basato sul romanzo di Matheson (credo che risalga al cenozoico)… mi documenterò, ma so già che se vedo Charlton Heston me lo immaginerò conciato da Mosè che viene giù dal monte con le tavole dei comandamenti e dei capelli cotonatissimi (voleva essere un’aureola?? non ho mai capito).

in ogni caso, io avrei chiamato Buffy.