
il fatto che il mio amico Bibi sia in città, aumenta la frequenza con cui mi reco al cinema… per questa e molte altre cose, lo ringrazio e applaudo 
di una cosa sono certa, Cloverfield è sconsigliabile alla gente affetta da labirintite (tipo la Valeria, credo sia il suo unico punto debole. empiricamente ho anche scoperto che la posso scacciare se metto su Angel of Death degli Slayer) e incline a fulminanti attacchi epilettici con tanto di craniata sul pavimento. il primo tempo fa decisamente venire su la cena, nel secondo, sarà la morte che incombe, sarà che ormai ti sei rassegnato a non cercare punti fissi, ma va molto meglio.
come tutti sanno, i nostri eroi se la sbevazzano giulivi a una festa (in un appartamento che alla loro età nessuno al mondo si potrebbe permettere), quando un gigamostro presumibilmente marino, decide di radere al suolo la città. il gigamostro è mostrato con discreta parsimonia, un po’ come lo vedremmo io e voi se fossimo improvvisamente attaccati mentre mangiamo sushi da Dean & De Luca. da quel che ho potuto stabilire, la testa è un po’ come quelle pinze per predere l’insalata, sopra ci sono due palle rosse mollicce e pulsanti, tipo tumori, gli arti anteriori sono lunghissimi e si articolano in modo strano, la creatura cammina come un pipistrello con le stampelle. i piedi somigliano a quei bastoni con tre supporti che fanno usare ai vecchi all’ospedale (e che hanno tentato di far usare anche al dottor House). ha sicuramente qualche tentacolo e una specie di coda da cetaceo. in generale, è grosso, brutto, cattivo e parecchio coriaceo. non contento, trascina sulla terra ferma una miriade di granchiacci con molte zampe che mi ricordano un po’ le bestie che c’erano in Alien, quelle che ti saltano in faccia, e uno dei Decepticon, quello nervosissimo che diventava uno stereo, un cellulare, una macchina del caffè… vabè, questi granchiacci sono un problema, se ti mordono dopo un po’ ti esce sangue da ogni orifizio e poi esplodi (il che, secondo me, è meraviglioso… abbatte subito il livello di speranza per un lieto fine).
quello che i tizi materialmente fanno, è secondo me abbastanza irrilevante. il bello del film è l’atmosfera, è quello che succede ai tizi senza che loro possano controllarlo. il vedere tutto dalla videocamera fa sentire piccoli e inermi, allo stesso tempo, c’è il terrore e la lotta per sopravvivere (che di solito a Manhattan è circoscritta all’accaparrarsi un taxi) ma anche la curiosità e la volontà di capire, di rendere razionale quel che sta succedendo. mentre, che ne so, the Blair Witch Project (bella merda!) era visibilmente costruito, Cloverfield trasmette gli stati d’animo, il caos, gli atti di eroismo estemporaneo e il dolore in modo molto scorrevole, naturale. se aggiungiamo che la città distrutta sembra distrutta davvero, sono uscita dal cinema con la sensazione che un evento simile potrebbe anche verificarsi.
i nostri festaioli si esibiscono in un atto di eroismo ammirevole, cosa che in un film catastrofico tradizionale è di solito ricompensata con la gloria, un limousine e un attico su Park avenue. qui, anche loro sono soggetti a quello che normalmente capita solo ai personaggi secondari: eventi stupidi che ti fanno morire in modo imprevedibile. non se lo meritano, ma sono sfigati anche loro. muoiono e si salvano in modo arbitrario, come succederebbe nel mondo reale, dove non c’è la trama o Bruce Willis che crepa ma salva il mondo.
un’altra cosa bella del film, è che il gigamostro arriva senza un perchè, mentre la gente si fa i fatti propri. in tutti i film apocalittici si è, in qualche modo, avvisati della catastrofe imminente (vedi Armageddon, uaaaa un asteroide sta arrivando, vedi Independence Day, uaaaaa oggetti volanti avvistati in orbita… tanto per mantenerci sulla distruzione di New York), qui no. c’è l’ignoranza generale, delle persone, dell’informazione, dei militari, c’è il caos della fine del mondo.
i vari siti internet animati da fanatici di Cloverfield, sostengono che il mostro venga dallo spazio. ciò sarebbe visibile alla fine, quando i nostri piccioncini in gita a Coney Island inquadrano il mare… e si vede che qualcosa ci precipita dentro dal cielo. io non l’ho notato, ma mi pare poco affascinante come spiegazione. sono più per il mistero insondabile di una creatura delle profondità marine… ti fa anche avere paura del tuo stesso pianeta, cosa che l’uomo si vanta di conoscere e controllare.
vabè. in generale, questo film mi affascina… ed è la cosa più nuova che vedo da secoli. ho rischiato di vomitare ma penso ne sia valsa la pena.
ah, il gigamostro non è morto!