Archivio perNew York

rimbalzata!

la RAI mi ha rimbalzata, addio sogni di gloria, addio colazione da starbucks con il mio EEE pc (che non ho), addio meganegozio di giocattoli in Times Square. non so come siano andati avanti coi colloqui… la mail con l’infausta notizia è arrivata dall’ufficio internship dell’università, pare che abbiano chiuso le selezioni (avranno trovato il megagenio erede di larry king… e tutti noialtri, con esperienza alla tv locale di una ridente città tipo Piacenza, scagliati lontanissimo nella notte).
ora, mi restano ancora due possibilità a NY… e lunedì mi schiero al Bocconi&Jobs a distribuire curriculum. potrei fare la pescivendola, urlando UEEEEEEEE CERCO STAGE ESTIVO UE UEEEEE, PASTA CON LE SARDE!
mal che vada, vacanza on the road con gli amici!

l’arrampicatrice sociale

ieri mattina alle 6.35, casa mia è piombata nel caos… per qual motivo? l’arrivo di una mail della RAI di New York, che informava la sottoscritta di aver superato la prima selezione per lo stage estivo e che verrò contattata telefonicamente per il colloquio (in inglese).
il Mimmo è troppo fiero, la Valeria si è messa già a dire cose tipo “non abbandonare la tua vecchia madre qui tutta sola e infreddolita”… sono entrambi convinti che partirò e sarò la più brava, la più bella, la più intelligente e la più simpatica. ma anche no, se mi chiamano al telefono è finita! la leggenda narra che io non sia in grado di esprimermi telefonicamente, è un serio problema, sono la più imbranata (a livello luca giurato). se aggiungiamo che mi chiameranno a sorpresa, abbiamo già pronta una scena madre della comicità mondiale… mi sono già immaginata alcune infauste circostanze in cui potrei essere contattata, la più terribile mi vede impegnata a fare la cacca, leggendo le etichette dei flaconi di bagnoschiuma. per limitare i danni, ho alzato al massimo il volume del cellulare e me lo sono appeso al collo grazie a una tenera bustina rosa a forma di coniglietto.
in più, ci sono problemi logistici. loro prevedono il periodo 16 giugno-5 settembre, tranciandomi via tutta la sessione di esami. spero che siano sensibili al problema… liofilizzando gli esami, sarei in grado di partire ai primi di luglio… morirò, ma per la BIG EPPOL mi pare il minimo… tanto più che ho un taglio di capelli molto Racheal (almeno per la parte superiore della testa).
accendetemi un cero in chiesa.

I’m too sexy for Tribeca

un po’ di tempo fa, tanto per alimentare scenari poco realistici e remoti, avevo mandato l’application per fare la volontaria al Tribeca Film Festival a New York, che se ben ci pensiamo, è l’universo alternativo ideale… io in mezzo alle star del cinema, che mi vedo film, con un caffè in mano a sgobbare su e giù per Manhattan… parliamone e sbaviamo.
comunque, lo scopo non era tanto andare, quanto fare un test su quanto i datori di lavoro americani siano in grado di apprezzarmi. a quanto pare, ha funzionato. il 12 aprile sono stata convocata alla riunione dei volontari. in un universo parallelo, con i bancomat che sputano soldi a comando (indipendentemente da quanto c’è sul conto in banca e da qualsiasi problema inflazionistico), immaginatemi con una maglietta del Tribeca, un badge al collo e una cartelletta in mano.
dovrei sentirmi fiduciosa per le altre domande di stage che ho inviato a strane e monumentali istituzioni con sede nella grande mela? …rimango geneticamente pessimista.

new york è un ottimo set

sono stata parzialmente costretta a disintossicarmi dai telefilm americani a causa del malaugurato sciopero degli sceneggiatori… per fortuna e con grande tempismo, mi sono riavvicinata a Nip/Tuck, che mi ha intrattenuto nel cupo periodo di totale assenza di tutte le altre serie (il dr.Troy è sempre il migliore, anche se l’ho trovato piuttosto pingue! vabè, un dr.Troy grasso è comunque un bullo in confronto ad ogni altro smilzo sfigatello stile Seth Coen, per carità di dio). oltre a riscoprire l’ammmore per chirurgia plastica, lamborghini arancioni e dottori che copulano come coniglietti, ho piacevolmente iniziato a seguire diverse cose ambientate a new york…. di qualcuna ho già parlato ma non importa, dopo aver visto un discreto numero di episodi ho più motivazioni per dire che era meglio Sex and the City, mi sento autorevole.


Cashmere Mafia è tollerabile… hanno democraticamente dato un marito alle due più vecchie e lasciato a spasso Lucy Liu e la tizia bionda, che mi sta un sacco simpatica anche se è un po’ un puttanone. Lucy Liu risponde allo stereotipo “Carrie”, si veste in modo leggermente più assurdo delle altre ma quanto a profondità psicologica ci troviamo in una bacinella. il problema è che sono tutte molto “donna in carriera che ti calpesterà con un tacco 12″, mancano della confusione sentimentale e del sogno dell’ammmmore vero che tanto era carino nelle zie di SATC. più che un telefilm davanti a cui piangere (Mr.Big va a Parigi, io ululo e singhiozzo per le due ore successive), è uno spettacolo da far registrare alla stylist (chi non ha una stylist!)… Cashmere Mafia è un’ottima scusa per invidiare il guardaroba delle quattro gallinacce, per il resto, poca roba (e uomini deprimenti).


mettere Cashmere Mafia in un frullatore, aggiungete una invadente sponsorizzazione della Maybelline NY e vi uscirà Lipstick Jungle (perchè si pensa che riciclare Candance Bushnell sia una garanzia di successo). anche qui ci becchiamo le tre fasce d’età: mamma di successo con figli e marito casalingo (che però dirige una casa di produzione cinematografica… non ho deciso se provare speranza o desiderare una falce affilata), stangona bionda sposata, giovane stilista un po’ oca e in cerca dell’anima gemella. uomini tragicamente sfigati (è belloccio l’amante venticinquenne della bionda… ma non sono qui a stracciarmi le vesti) e tizie abbastanza ingodibili. la stilista è la peggiore, sempre a fare il cerbiatto orfano di madre… ma basta! quella che vestono meglio è Brooke Shields, che ha tutto il mio rispetto per essere così bella e ben conservata… quanti anni può avere? 76? comunque, anche qui, piacevole e frizzantino, ma nulla di eclatante.


il faro nell’oscurità è sempre Gossip Girl! con mia grande gioia, le puntate nuove dovrebbero uscire in aprile… e spero in meno Serena e più Blair. Serena mi pare sciatta e poco interessante… non godo nemmeno il suo fidanzato (povero ragazzo intelligente e incompreso, nessuno sa apprezzare il tuo animo sensibile… che palle!). spero venga scaricato e sostituito da Nate, che non sa niente ma è un bel vedere. quel che davvero funziona in questo show è la stronzissima Blair Waldorf, lunga vita a Blair e fuori dai piedi tutte le altre! di Blair approvo l’abbigliamento, l’indole vendicativa e il fatto che abbia una cameriera personale. il mio più grande sogno (oltre al fatto che la scienza mi dica che gli unicorni esistono in natura) è che Blair si metta con il pessimo Chuck, sono la coppia perfetta (tale concentrazione di cattiveria produrrebbe l’apocalisse, ma non è quel che importa). Gossip Girl è la versione a puntate di Cruel Intentions… qualcosa di cui il mondo sentiva il bisogno. esultiamo!

ricordo che Sex and the City uscirà a maggio… ora, è obbligatorio andarci a gruppi, con tacchi alti e bottiglia di  martini. e voglio le foto!

Cloverfield

il fatto che il mio amico Bibi sia in città, aumenta la frequenza con cui mi reco al cinema… per questa e molte altre cose, lo ringrazio e applaudo :)
di una cosa sono certa, Cloverfield è sconsigliabile alla gente affetta da labirintite (tipo la Valeria, credo sia il suo unico punto debole. empiricamente ho anche scoperto che la posso scacciare se metto su Angel of Death degli Slayer) e incline a fulminanti attacchi epilettici con tanto di craniata sul pavimento. il primo tempo fa decisamente venire su la cena, nel secondo, sarà la morte che incombe, sarà che ormai ti sei rassegnato a non cercare punti fissi, ma va molto meglio.

come tutti sanno, i nostri eroi se la sbevazzano giulivi a una festa (in un appartamento che alla loro età nessuno al mondo si potrebbe permettere), quando un gigamostro presumibilmente marino, decide di radere al suolo la città. il gigamostro è mostrato con discreta parsimonia, un po’ come lo vedremmo io e voi se fossimo improvvisamente attaccati mentre mangiamo sushi da Dean & De Luca. da quel che ho potuto stabilire, la testa è un po’ come quelle pinze per predere l’insalata, sopra ci sono due palle rosse mollicce e pulsanti, tipo tumori, gli arti anteriori sono lunghissimi e si articolano in modo strano, la creatura cammina come un pipistrello con le stampelle. i piedi somigliano a quei bastoni con tre supporti che fanno usare ai vecchi all’ospedale (e che hanno tentato di far usare anche al dottor House). ha sicuramente qualche tentacolo e una specie di coda da cetaceo. in generale, è grosso, brutto, cattivo e parecchio coriaceo. non contento, trascina sulla terra ferma una miriade di granchiacci con molte zampe che mi ricordano un po’ le bestie che c’erano in Alien, quelle che ti saltano in faccia, e uno dei Decepticon, quello nervosissimo che diventava uno stereo, un cellulare, una macchina del caffè… vabè, questi granchiacci sono un problema, se ti mordono dopo un po’ ti esce sangue da ogni orifizio e poi esplodi (il che, secondo me, è meraviglioso… abbatte subito il livello di speranza per un lieto fine).

quello che i tizi materialmente fanno, è secondo me abbastanza irrilevante. il bello del film è l’atmosfera, è quello che succede ai tizi senza che loro possano controllarlo. il vedere tutto dalla videocamera fa sentire piccoli e inermi, allo stesso tempo, c’è il terrore e la lotta per sopravvivere (che di solito a Manhattan è circoscritta all’accaparrarsi un taxi) ma anche la curiosità e la volontà di capire, di rendere razionale quel che sta succedendo. mentre, che ne so, the Blair Witch Project (bella merda!) era visibilmente costruito, Cloverfield trasmette gli stati d’animo, il caos, gli atti di eroismo estemporaneo e il dolore in modo molto scorrevole, naturale.  se aggiungiamo che la città distrutta sembra distrutta davvero, sono uscita dal cinema con la sensazione che un evento simile potrebbe anche verificarsi.
i nostri festaioli si esibiscono in un atto di eroismo ammirevole, cosa che in un film catastrofico tradizionale è di solito ricompensata con la gloria, un limousine e un attico su Park avenue. qui, anche loro sono soggetti a quello che normalmente capita solo ai personaggi secondari: eventi stupidi che ti fanno morire in modo imprevedibile. non se lo meritano, ma sono sfigati anche loro. muoiono e si salvano in modo arbitrario, come succederebbe nel mondo reale, dove non c’è la trama o Bruce Willis che crepa ma salva il mondo.

un’altra cosa bella del film, è che il gigamostro arriva senza un perchè, mentre la gente si fa i fatti propri. in tutti i film apocalittici si è, in qualche modo, avvisati della catastrofe imminente (vedi Armageddon, uaaaa un asteroide sta arrivando, vedi Independence Day, uaaaaa oggetti volanti avvistati in orbita… tanto per mantenerci sulla distruzione di New York), qui no. c’è l’ignoranza generale, delle persone, dell’informazione, dei militari, c’è il caos della fine del mondo.
i vari siti internet animati da fanatici di Cloverfield, sostengono che il mostro venga dallo spazio. ciò sarebbe visibile alla fine, quando i nostri piccioncini in gita a Coney Island inquadrano il mare… e si vede che qualcosa ci precipita dentro dal cielo. io non l’ho notato, ma mi pare poco affascinante come spiegazione. sono più per il mistero insondabile di una creatura delle profondità marine… ti fa anche avere paura del tuo stesso pianeta, cosa che l’uomo si vanta di conoscere e controllare.

vabè. in generale, questo film mi affascina… ed è la cosa più nuova che vedo da secoli. ho rischiato di vomitare ma penso ne sia valsa la pena.
ah, il gigamostro non è morto!

io sono leggenda… BAAAA

in teoria si doveva vedere Cloverfield… ma c’era posto solo in quarta fila laterale e non è il caso di andarsi a cercare anche i dolori cervicali. quindi, dopo aver tollerato un inquietantissimo trailer con dei pompieri e una bambina che li attende minacciosa nell’oscurità, ci siamo inflitti Io sono leggenda.

Ora, da donnino di cultura che ha letto il libro di Matheson (che consiglio caldamente… anche se lo stile è un po’ scarno), ho ben tollerato il primo tempo, mi ero rassegnata al fatto che Neville fosse un soldato d’assalto esperto in biologia (ma guarda un po’) mentre il Neville del libro era il classico uomo medio che vive con moglie e figlia in una villetta a schiera (e reagisce malissimo alla distruzione del genere umano passando una buona metà del libro ubriaco sul pavimento e in preda a scoppi d’ira… cosa che sarebbe stata divertente da veder fare a Will Smith che è tanto un bravo ragazzo). purtroppo, ho passato il secondo tempo oscillando tra sdegno e voglia di avere le convulsioni, ma parliamo dei due pilastri del disastro, senza essere troppo pignoli, altrimenti si sta qua per anni.

- i vampiri… ora, produttore del film, devi pagare solo Will Smith e qualche genio del computer che ti desertifica New York, ma santo dio, fai delle creature delle tenebre un po’ belle, non quei ridicoli spaventapasseri tridimensionali che non fanno altro che barrire e dare capocciate a superfici durissime. i vampiri del libro sono brutti, scoordinati e hanno il cervello tipo passata di funghi della Knorr… ma c’è in loro una certa eleganza mista a decomposizione. quelli del film sembrano tanti gibboni scemi. URENDI!
- IL FINALE. Il libro si chiama Io sono leggenda non perchè il tizio si immola e scopre come curare un virus letale inventato da Emma Thompson (ah ottima idea Emma, complimentoni!) ma perchè c’è uno di quei ribaltamenti di prospettiva che tanto piacciono a me. I vampiri letterari si evolvono, imparano a stare alla luce, ricreano una struttura sociale. dopo anni ad essere cacciati e distrutti da quell’ubriacone di Neville, arrivano ad odiarlo e a temerlo. Neville è l’unica minaccia per lo status quo che tanto faticosamente sono riusciti a ristabilire, per proteggersi, lo prendono e lo imprigionano. chiaramente lo vogliono morto, in cubetti tipo pancetta. il nostro eroe, cocciutamente risoluto a non adattarsi, osservando dalla finestra della sua cella un’orda di vampiri socialmente abili che chiedono la sua distruzione, si rende conto di essere diventato il mostro, la creatura leggendaria che non si sa bene se esiste, il mito di cui si ha paura. E QUINDI IO SONO LEGGENDA. figata! dai è bellissimo, amaro ma plausibile… l’ordine sociale che si ristabilisce, le identità che cambiano… yea, c’è intelligenza, tormento… il film lo si poteva anche chiamare “m’hanno ammazzato il cane, ora vi metto sotto con la macchina” che era uguale. che pena.

ora, mi chiedo se un tale scempio sia stato prodotto anche nel precedente film basato sul romanzo di Matheson (credo che risalga al cenozoico)… mi documenterò, ma so già che se vedo Charlton Heston me lo immaginerò conciato da Mosè che viene giù dal monte con le tavole dei comandamenti e dei capelli cotonatissimi (voleva essere un’aureola?? non ho mai capito).

in ogni caso, io avrei chiamato Buffy.