Archivio pershopping

almost back to school

il lavorare d’estate (pur senza sanguinare) ti fa sicuramente apprezzare l’università… anche se è chiaro, potendo scegliere, è sempre meglio un salutare ozio, in stile antico romano.

comunque, per rendere propizio l’inizio dell’ultimo anno accademico della mia vita (tocchiamoci gli zebedei), mi sono procurata due oggetti indispensabili: l’agenda e il pc portatile, che fa tanto universitario globetrotter.

abitudinaria come una vecchia zia, mi sono adagiata sulla classica moleskine. odio rendermi conto di essere una cliente fidelizzata. è come aver venduto l’anima al diavolo o essere un criceto corridore.

sul computer, sono stata innovativissima, sono fiera da dio… microscopico e trasportabilissimo Eee PC 900 dell’asus. dopo infinite pressioni da parte degli ingegneri della compagnia, ho preso coraggio e mi sono lanciata sul misterioso LINUX…mi sembra quasi sovversivo non usare windows, ma è una bella sensazione, è tutto molto intuitivo e intelligente, ma perchè non mi sono svegliata prima? il Mimmo era molto scettico, ma la tenerezza del pc pare averlo convinto e ora vuole aggeggiarci anche lui.

altro clamoroso vantaggio, è che l’ho pagato 149 euro… è un pomeriggio che grido al miracolo. credo di aver beneficiato dell’unica cosa buona emanata dal governo prodi, il finanziamento da 200 euro per l’acquisto di un pc portatile per i gggggiovani che hanno un contratto a progetto, di collaborazione o altre varie forme di moderna schiavitù, compreso il lavoro nelle piantagioni di cotone.
per chi volesse documentarsi, ecco un link. sono andata al mediaworld già con l’idea di litigare, la cosa sembrava troppo bella per essere vera. invece, surprise, una tizia tenerissima e perfettamente informata mi ha chiesto il contratto, la carta d’identità e il codice fiscale. dopo mezz’ora di burocrazia, ce l’abbiamo fatta, 200 euro di sconto istantaneo e impennata della mia autostima.

Independence day

Anche nel Piacenzashire si festeggia il 4 luglio.

siamo molto più avanti degli altri, perchè non celebriamo l’indipendenza dal dominio inglese, bensì il benevolo patrono, SANT’ANTONINO (unico santo in Italia a cui è stata dedicata una statua girevole. la statua merita… non è un aborto astratto e pretenzioso, il santo è proprio un bell’uomo, con mantello e tutto. solo che è piazzato su un piedistallo che gira. ho sempre saputo di far parte di una popolazione di squilibrati).

comunque, c’è la fiera per tutto il centro città. millemila bancarelle, gente con passeggini e velocipedi che provoca ingorghi, vecchie che stramazzano al suolo per la calura, palloncini a forma di uomo ragno, piadine e altre zozzerie… insomma, un bel casino, con quaranta gradi.

più che altro, io ci vado per dimagrire. faccio chilometri a piedi, spettegolo, mi lamento per l’invasione degli ambulanti cinesi, bevo la mia bottiglietta d’acqua (rigorosamente portata da casa) e mi scandalizzo quando mi pestano i piedi. ah, derido anche quelli che vogliono vendermi attrezzi per la cucina (il taglia-verdura spopolava) o per pulire il pavimento (la scopetta con spincino del detersivo e spazzole rotanti era ovunque). nonostante l’impegno, il progetto di dimagrimento va sempre a farsi benedire quando ci si trova davanti a una delle bancarelle del Padrino (catena di banchi alimentari, con specialità siciliane dall’elevato apporto calorico)… e così mi sono mangiata una ciambella.

la scelta della ciambella è stata del tutto culturale… volevo creare un ponte tra il Piacenzashire e gli USA, usando la ciambellazza come simbolo e metafora di una comune sensibilità e modo di interpretare il mondo contemporaneo.

va là, era buonerrima.

dopo aver tramortito diverse signore (di quelle in canottiera, con le braccia flaccide) sono poi riuscita a comprare un paio di ciabatte da usare nelle attività estive più disparate… tipo piscina, andare a prendere la posta, buttare la spazzatura in pigiama e cose così. ho speso 5 euro, mi sento quasi una consumatrice responsabile. notiamo il tacco a forma di cuore. sono 100% plastica… quindi temo mi verranno le piaghe da decubito ai piedi.

sognando le infradito

bene, ora che Silvio ha vinto e che gli insopportabili arcobaleni sono stati giustamente annichiliti, mi sento abbastanza allegra da parlare di scarpe estive (anche se c’è nuvolo e umidiccio da una settimana e domani ho un esame).
dopo aver comprato le infradito-ghetta-mocassino della Tod’s (estate 2006, siamo ancora in fase di ammortamento), ho limitato il mio entusiasmo e non ho espanso la collezione di calzature… anche perchè, le havaianas da 25 euro erano l’alternativa più economica (…cari scarpivendoli, potete picchiarvele sulle corna). dopo tale insostenibile astinenza, quest’anno potrei contribuire al prodotto interno lordo del paese comprando l’ennesimo paio di inutili ma gioiose ciabattacce.


Fornarina. infradito da principessa metallara. le borchie hanno sempre il loro perchè. alle superiori ci avevo rivestito lo zaino e ne andavo fierissima (avevo anche cento bracciali con punte e altri ammenicoli rugginosi, beata gioventù!).


Irregular Choice. i miei fabbricanti di calzature preferiti continuano ad ossessionarmi. qui ci vuole una bella gonna a ruota e uno che mi insegni a ballare il rock acrobatico e siamo a posto.


Irregular Choice. se quella pellaccia azzurrina fosse morbida morbida, sarebbero una goduria. il problema non si pone per chi, tipo me, ha le gambe corte e tozze. peccato, non trovo modo di vestirmi da indianina.


Fornarina. non sono sandali, ma sono nella collezione estiva… quindi sono autorizzata ad amarle. il mio regno per quest’accozzaglia di paillettes e vernice!


Camper. perchè bisogna arrendersi alla bellezza delle Manolo e delle Choo e ammettere che bisogna avere almeno un paio di scarpe comode. questi zatteroni mi aggradano. hanno un che di giapponese e quell’incomprensibile fantasia old-england non guasta.

 
Irregular Choice. glorioso esempio di contaminazione tra calzature Luigi XIV e il mago di Oz. voto dieci, se le vedo, le compro subito… e mi preparerò a schivare le verdure che mi verranno lanciate da ogni direzione.


Irregular Choice. torniamo alla sobrietà con queste adorabili infradito a mini-pois, con UNICORNI decorativi. credo siano le mie preferite (c’è assurdità, ma in quantità limitata).

 

l’amica vernice

bene, visto che le scarpe che mi assistono nella vita di tutti i giorni sono delle Gazzelle vecchie da dio e praticamente putrefatte (tutte lisce sotto, ormai uniformemente grigiastre, col segno del ditone del piede e i lacci stracciati), mi sono fatta coraggio e ho chiesto dei soldi alla Valeria per comprare un paio di calzature dignitose, qualcosa che non mi facesse somigliare a uno scafista… o a un musicista di quelli poveri per davvero.
dopo peregrinazioni varie (dove ho detto NO alle Hogan e stavo quasi per soccombere alle becere Geox), mi sono schiantata contro la porta di Flavio Castellani. lo schiantarmi non è una figura retorica… stavo camminando giuliva col mio sacchetto delle lenti a contatto in mano, quando ho intravisto dei bagliori, tipici della vernice nera sotto le luci della vetrina (è un po’ l’effetto della macchia di petrolio sull’oceano cristallino, coi cormorani che soffocano e i pescetti tropicali che vengono a galla a morire). al che, piena d’entusiasmo, mi risolvo a entrare, purtroppo non mi accorgo che la porta è una uniforme e PULITISSIMA lastra di cristallo, senza una maniglia, un adesivo, una scritta, niente. ci sbatto dentro fortissimo e la commessa corre a salvarmi “oddio tesoro ti sei fatta male? vuoi sederti un attimo? guarda, capita a tutti, abbiamo proprio sbagliato con quella porta lì, è bella ma non si capisce mai se è aperta o chiusa”. mentre la mia autostima cola a picco, mi viene in mente lo studio dell’architetto Achille Castiglioni (in piazza Castello, nel palazzo della CondéNast uuuuuu), c’è un muro con uno specchio che va dal pavimento al soffitto… hanno dovuto tappezzarlo di cartelli perchè la gente non capiva e ci camminava dentro.
COMUNQUE. con la magimagia dei saldi, riesco ad impadronirmi di queste adorabili scarpine… che sono in grado di adempiere al difficile compito di essere funzionali ma non sciatte… e hanno il grande pregio di andare a ingrassare la mia ossessione per la vernice nera, permettendo abbinamenti senza precedenti, che non penso riuscirò a controllare (tipo scarpa, trench, bauletto… il prossimo passo è la tuta di catwoman e una bella frusta).

da Castellani c’è di buono che ti coccolano. mi hanno dato una di quelle borse condominali, con dentro cento cataloghi… che mi hanno subito rassicurato della longevità della passione aziendale per la vernice e altre cose un po’ assassine che tanto piacciono a me.


le scarpe sono per chi ama Jimmy Choo ma non se le può del tutto permettere.

e adesso la famigerata peep toe con la zeppa, il sogno di una vita, per far ridere una volta per tutte ed essere alta in modo eccessivo e assolutamente non necessario! XD