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catarsi studentesca

temo di non essere capace di stabilire quando un esame mi va bene o mi va male. il pessimismo più cupo si impossessa regolarmente di me e mi ritengo quasi sempre una nullità. sono ignara di quel che faccio.

esempio, performance measurement. mezza classe si ritira di fronte a domande pressochè mai sentite e impossibili da pronosticare. io, cocciuta come un mulo stitico, rimango a fare l’esame (perchè ho un po’ un’etica da guerriero spartano che piuttosto di andarsene crepa fiero sul campo di battaglia) e consegno… com’è ovvio, passo settimane a darmi della cretina incosciente… mi visualizzo vestita da samurai mentre mi trafiggo da sola con il Simons (libro di performance measurement pagato la follia di 64 euro).

vabè. ieri mi arriva un 28, roba che neanche nella migliore pubblicità della mastercard (che dalle mie parti è diventata realtà quando l’esaminatore di scuola guida più stronzo del reame ha avuto un infarto). in preda a quel tipo di gioia che nasce dalla convizione che si sia verificato un prodigio, ho fatto a pezzi tutti gli appunti e le SLAID, sghignazzando come un’inferma di mente. è una cosa che mi sono messa a fare dopo che mi arrivano i voti. mi metto lì e strappo tutto, ore e ore a sclerare che finiscono nel contenitore della cartaccia da riciclo, è terapeutico.