Archivio peruniversità

non ho scuse

per chi mi immaginava latitante, rinchiusa in qualche bieca cantina bunker e impegnata a scrivere cose su bibbie ingiallite, è tutta una cospirazione governativa… la verità è che ho avuto poca fantasia e molte lezioni. sono anche stata impegnatissima ad odiare il marketing, disciplina che mi sentirei di barattare con una bella colica renale.

lo scorso weekend sono andata a scottarmi gli stinchi al mare, dove i temerari amici hanno fatto pure il bagno (io mi sono limitata ad impalarmi sulla riva, presa troppo bene perchè un polipo arancione sguazzava tra i sassi lì vicino, un vero animale da compagnia)… cena boriosissima a base di pesce e giro digestivo nella parte vecchia di Tellaro, con giovani cannaioli che ci hanno cacciato a male parole da un anfratto buio. tornati nella ridente piazzetta, astute post-adolescenti ubriachissime ci hanno mostrato le mutande, nel vano tentativo di fare il saltellino unisci-talloni alla don matteo.
il panorama mattutino ci ha ridato conforto.



di fondamentale importanza, la traumaturgica brioche (non capisco questa mia fissa nel fotografare la roba da mangiare).

lunedì, tanto per tornare bambina, sono andata in gita scolastica. perchè se si fa il laboratorio di turismo, mi pare doveroso fare l’uscita didattica. la cosa è stata subito buttata sul gastronomico andante… dopo una mattina a girare per stabilimenti termali (che faranno anche tanto bene alle alte vie respiratorie, ma di certo offendono l’olfatto), con gente sommersa nel fango terapeutico fino al collo e distinti signori in pigiama che fanno l’areosol, abbiamo visitato i boriosi alberghi di Sirmione… concludendo con un arrogante buffet al 5 stelle… metri e metri di pasticcini, vitello tonnato, tartine burro e salmone, elaboratissimi arancini e tortine. salutando Ottavio Missoni che sonnecchiava su una poltrona e con in mano una borsina regalo piena di flaconcini di acqua di Sirmione con cui irrigarci il naso, siamo andati a bere del vino in Franciacorta.

tremendi arnesi in pelle di puffo che ci hanno costretto ad indossare per visitare una spa… peccato che tutta l’igiene sia stata vanificata quando ci siamo messi a correre all’aria aperta per fotografare un allegro signore che puliva la piscina in accappatoio e croc rosa.
foto di rara idiozia con un cartello stradale per nulla appariscente.

l’ultimo weekend, invece, mi ha visto protagonista di rocamboleschi ritorni a casa alle 5 del mattino, che hanno del tutto annullato la già scarsa attività cerebrale. non contenti, siamo pure andati a ballare (in quello che spero sarà l’ultimo sabato in cui le discoteche si rifiutano di aprire le sale all’aperto)… per sopravvivere al sonno incipiente, ho bevuto un caffè, mezzo litro di coca cola e una redbull liscia (e no, non ho sofferto di areofagia… ma vi ringrazio per la preoccupazione)… nonostante tutto, ho dormito come un cucciolo di gnu ogni volta che mi hanno issato su una macchina. l’unico contributo che ho dato alla serata è stata una realisticissima e veramente fastidiosa imitazione del verso del pavone (attività in cui anche la Valeria eccelle).

attendo con trepidazione il ritorno a casa del mio compagno di merende cinematografiche per andarmi a spupazzare Ironman… in compenso, sto imparando un sacco di cose sulla ps3, vado in giro in infradito con sprezzo del pericolo e mangio continamente chupa chupa (fragola e crema… quelli agli agrumi sono intollerabili).

l’arrampicatrice sociale

ieri mattina alle 6.35, casa mia è piombata nel caos… per qual motivo? l’arrivo di una mail della RAI di New York, che informava la sottoscritta di aver superato la prima selezione per lo stage estivo e che verrò contattata telefonicamente per il colloquio (in inglese).
il Mimmo è troppo fiero, la Valeria si è messa già a dire cose tipo “non abbandonare la tua vecchia madre qui tutta sola e infreddolita”… sono entrambi convinti che partirò e sarò la più brava, la più bella, la più intelligente e la più simpatica. ma anche no, se mi chiamano al telefono è finita! la leggenda narra che io non sia in grado di esprimermi telefonicamente, è un serio problema, sono la più imbranata (a livello luca giurato). se aggiungiamo che mi chiameranno a sorpresa, abbiamo già pronta una scena madre della comicità mondiale… mi sono già immaginata alcune infauste circostanze in cui potrei essere contattata, la più terribile mi vede impegnata a fare la cacca, leggendo le etichette dei flaconi di bagnoschiuma. per limitare i danni, ho alzato al massimo il volume del cellulare e me lo sono appeso al collo grazie a una tenera bustina rosa a forma di coniglietto.
in più, ci sono problemi logistici. loro prevedono il periodo 16 giugno-5 settembre, tranciandomi via tutta la sessione di esami. spero che siano sensibili al problema… liofilizzando gli esami, sarei in grado di partire ai primi di luglio… morirò, ma per la BIG EPPOL mi pare il minimo… tanto più che ho un taglio di capelli molto Racheal (almeno per la parte superiore della testa).
accendetemi un cero in chiesa.

I’m too sexy for Tribeca

un po’ di tempo fa, tanto per alimentare scenari poco realistici e remoti, avevo mandato l’application per fare la volontaria al Tribeca Film Festival a New York, che se ben ci pensiamo, è l’universo alternativo ideale… io in mezzo alle star del cinema, che mi vedo film, con un caffè in mano a sgobbare su e giù per Manhattan… parliamone e sbaviamo.
comunque, lo scopo non era tanto andare, quanto fare un test su quanto i datori di lavoro americani siano in grado di apprezzarmi. a quanto pare, ha funzionato. il 12 aprile sono stata convocata alla riunione dei volontari. in un universo parallelo, con i bancomat che sputano soldi a comando (indipendentemente da quanto c’è sul conto in banca e da qualsiasi problema inflazionistico), immaginatemi con una maglietta del Tribeca, un badge al collo e una cartelletta in mano.
dovrei sentirmi fiduciosa per le altre domande di stage che ho inviato a strane e monumentali istituzioni con sede nella grande mela? …rimango geneticamente pessimista.

l’agente Smith studia in SDA

visto che ogni scusa è buona per saltare le lezioni, ieri mi sono cimentata in una sorta di psicanalizzazione attitudinale in quel della SDA Bocconi. non avendo mai varcato le porte automatiche del venerabile edificio, mi sono persa e, troppo orgogliosa per chiedere indicazioni, ho vagato fino a trovarmi in un universo parallelo.

WELCOME TO THE DESERT OF THE REAL… il cucchiaio non esiste!

presa dal panico, ho subito cercato un telefono, unica via di salvezza per tornare al mondo reale… anche perchè indossavo il mio trench di vernice modello Trinity e mi intonavo eccessivamente al corridoio. Trinity mi sta simpaticissima per l’abbigliamento e perchè si spazza Neo ma, se non fosse per le sue superbulle evoluzioni e per la ducati nera, la troverei abbastanza insipida. dovevano scegliere me!
comunque, la luce verdastra, l’ambiente asettico, gli spazi tutti uguali… la rivolta delle macchine è cominciata dalla SDA! non mi sorprendo che siano riuscite a soggiogare il genere umano, la SDA può tutto (e di certo sono più battaglieri e organizzati dell’esercito di sparta). per sdrammatizzare, ho accennato un paio di mosse di kung fu e mi sono avviata, in pieno deja-vu, al cubicolo del mio colloquio.

what a beard, what a boredom

l’università ha assemblato una gigantesca orchestra sinfonica che eseguirà un requiem alla memoria della mia vita sociale. nelle schede di valutazione della didattica inserirò un pratico consiglio per i gadget da dare agli studenti al momento dell’iscrizione, invece di una penna USB, una pratica lastra tombale in travertino, trasportabile per l’edificio su comode ruotine, stile trolley.

è bello essere una giovane mente del futuro che però non ha tempo di coltivare la propria cultura personale (fatta da nobili riviste, telefim, giri in centro, cinema e aperitivi) perchè impegnata ad immagazzinare informazioni accademiche francamente un po’ GREVI. e ben poco importa se il mio libretto non è mai stato così sfolgorante, sono perennemente in ritardo e fra un po’ inizierò a russare in treno come gli anziani.

in preda a manie di grandezza (che credo provengano dalle sempre più imponenti dimensioni del mio sedere), mi sono messa a cercare stage qua e là, tanto perchè mi pare irresponsabile godermi l’estate. memore della deleteria esperienza dell’anno scorso, mi sono decisa a puntare a mete ambiziose. visto che non ho alcun senso del reale e dei problemi pratici di tutti i giorni, sto macinando candidature per posti che mi prenderebbero forse solo per cambiare la carta igienica ai cessi… o per annaffiare le piante finte.

a parte l’incubo di compattare il curriculum in una pagina sola (roba che aborro perchè è tutto appiccicato), inserendo anche una fototessera dove ho la faccia tipica della persona che ha un enorme oggetto bloccato di traverso nel tratto finale dell’intestino, sto morendo a scrivere lettere di motivazione. sono tediose e mi faccio ridere. sarebbe ben più semplice mandare alla un foglio con su frasi giganti tipo “ODDIO MI DOVETE TROPPO ASSUMERE”… ” VI PREGO, SONO LA MIGLIORE!”… “PRENDI ME! PRENDI ME!”. il concetto è quello… invece di essere sintetici e concisi, sono giorni che ringrazio sconosciuti datori di lavoro statunitensi per meravigliose opportunità (non pagate) che non mi hanno ancora elargito. la cosa peggiore è che bisogna scrivere in modo forbitissimo e ampolloso, tipo baronetti che cavalcano nella brughiera e non imprecano in modo soddisfacente neanche se disarcionati in enormi pozze fangose. io sono più per lo speak as you eat, e al diavolo il PVIVE’.

san faustino, che invenzione

ieri mi sono sentita in dovere di andare a ballare per due ragioni:
- ho passato la mattina a scrivere cose fantasiosissime all’ULTIMO esame (dopo un’agonia iniziata il nove gennaio) … e ne sono uscita abbastanza entusiasta, ho riposto nella capiente borsa di carpisa in finta pelle (euro 21) il mio kit per l’arrampicata libera su pareti verticali di vetro antiriflesso e me ne sono andata a casa. ero così giuliva che mentre sentivo l’ipod mi sono messa a cantare in playback, con tanto di espressioni facciali, air guitar e pose da rockstar. la cosa è proseguita a Rogoredo (luogo che risucchia il senso dell’umorismo fuori dalle persone) e si è interrotta solo sul treno, dove mi sono addormentata come un sacco di patate cadute dal carretto.
- la ragione numero due per darsi alla discoteca è questa stramaledetta festa dei SINGOL. visto che nella mia compagnia, tranne rare eccezioni, si è tutti handicappati sul piano sentimentale, ci siamo convinti che andare a ballare è produttivo (mai vero. tipo, io ho un limite di sopportazione oltre il quale guardo tutti con odio e li voglio abbattere con l’accetta che abbiamo in campagna per tirar giù le piante. ciò, se la vediamo sul piano dell’accoppiamento maschio-femmina, non dona una particolare sfumatura di fascino alla mia persona e, se uno mi saluta o fa il simpa, io ringhio).

vabè, quindi siamo andati. la cosa migliore che mi è capitata è vedere un tipo uguale a MAGNETO degli X-men. qui si potrebbe aprire un dibattito “cosa ci fai, o ultraquarantenne brizzolato e rugoso, a una festa di universitari o giù di lì?”. tali creature spesso si muovono in branco e attirano l’attenzione continuando a ordinare bottiglie. la categoria che più mi rattrista (tipo il nostro amico Magneto) è il vecchiardo che va in discoteca da solo, prende un drink all’inizio della serata e si piazza contro un muro a veder passare giovani culetti. continua a stare lì con aria da figo anche quando ormai il bicchiere è vuoto e sembra ancor più fuori posto.
comunque, mi aspettavo che Magneto facesse fluttuare qualcosa o indossasse il suo bellissimo mantello, invece niente… un giovane pelato con occhiali alla Ciccio Graziani e camicia bianca presa sul mercato, si è messo a dare spettacolo. inizialmente ha fatto schiantare sul pavimento quel che stava bevendo, bicchiere e tutto. quindi alè, tutti a ballare sul vetro. poi si è mosso, tipo FUCO in cerca della sua regina, da un capannello di donne danzanti all’altro, seminando il panico e ricevendo sputi e borsettate. i suoi amici erano piegati in due e lo incoraggiavano con virili pacche sulla spalla e abbracci (di quelli che più che un abbraccio sono delle spallate). poi vabè, un tizio sudatissimo, con bandana e canotta da bagnino, si è messo a percuotere dei tamburi… quello era bravo, molto antiestetico ma fenomeno.

devo trovare un modo per tollerare di più le persone.

in sottomarino

dopo un esilarante esame di diritto, con un assistente di circa tredici anni in completo gessato e del tutto impanicato per il malfunzionamento della fotocopiatrice, mi sono avviata al mio luogo preferito al mondo, LA STAZIONE CENTRALE DI MILANO. che la possono restaurare finchè vogliono, ma schifo sempre mi farà. mi inerpico sul Pescara delle 17.10 (treno su cui l’anno scorso ho viaggiato con un piccione scatenato) e mi imbatto nella versione ferroviaria di quei gadget da tavolo con dentro l’acqua… quei parallelepipedi di vetro che basculano, generando un piacevole e rilassante moto ondoso. è stato quasi bello, mi mancava un giardinetto zen sul tavolino e un monaco shaolin nel vano portabagagli, per il resto, tutto era di giada splendente.
osserviamo l’ipnotico fenomeno dell’acqua intrappolata nel doppio vetro del finestrino dicendo in coro OMMMMM.

senza vergogna e/o pudore

ho consegnato la prima (credo) tesina della storia della mia università con su dei placidi minipony che pascolano e si guardano attorno con grandi occhioni pieni d’amore e tenerezza. ho avuto ragione a metterceli perchè l’argomento è il collezionismo di giocattoli, con very much attenzione alla gente tipo me che a vent’anni compra ancora la roba con cui giocava da piccola e fa le ole al cinema durante il film dei Transformers… e ne vado fiera!

catarsi studentesca

temo di non essere capace di stabilire quando un esame mi va bene o mi va male. il pessimismo più cupo si impossessa regolarmente di me e mi ritengo quasi sempre una nullità. sono ignara di quel che faccio.

esempio, performance measurement. mezza classe si ritira di fronte a domande pressochè mai sentite e impossibili da pronosticare. io, cocciuta come un mulo stitico, rimango a fare l’esame (perchè ho un po’ un’etica da guerriero spartano che piuttosto di andarsene crepa fiero sul campo di battaglia) e consegno… com’è ovvio, passo settimane a darmi della cretina incosciente… mi visualizzo vestita da samurai mentre mi trafiggo da sola con il Simons (libro di performance measurement pagato la follia di 64 euro).

vabè. ieri mi arriva un 28, roba che neanche nella migliore pubblicità della mastercard (che dalle mie parti è diventata realtà quando l’esaminatore di scuola guida più stronzo del reame ha avuto un infarto). in preda a quel tipo di gioia che nasce dalla convizione che si sia verificato un prodigio, ho fatto a pezzi tutti gli appunti e le SLAID, sghignazzando come un’inferma di mente. è una cosa che mi sono messa a fare dopo che mi arrivano i voti. mi metto lì e strappo tutto, ore e ore a sclerare che finiscono nel contenitore della cartaccia da riciclo, è terapeutico.