onora il padre e la madre

dopo “io sono leggenda” (BUUU) e “cloverfield” (YEEEEE), il Bibicineforum continua con “onora il padre e la madre”. per chi non lo sapesse, il Bibicineforum prende il nome da i principali partecipanti, denominati BIBI e noti al mondo per essere creature fulgide, brillanti e incomprese (chiaramente stiamo parlando di me e del Para).

comunque, i Bibi decidono di avvicinarsi a questo film apparentemente intrigante e denso di rimescolamenti psicologici… anche perchè d’altro c’era solo Jumper (che si dice sia tremendo) e Verdone che cafoneggia.
ora, non è uno schifo… ma non è neanche uno spettacolo troppo godibile (ciò è ancor più vero se la sequenza iniziale è Philip Seymour Hoffman che mette Marisa Tomei a pecorina e se la spazza con passione, circondato da specchi…. ed è subito Piero Angela che ti spiega l’accoppiamento dei leoni marini).
la storia si avvolge (in modo lento, macchinoso e pesante) intorno ad una rapina finita malissimo ed è raccontata con mille flashback e salti temporali, che a me piacerebbero se avessero un qualche valore nell’arricchire la storia, nel donarci illuminanti nuovi punti di vista… e invece no, ne sai come prima, anzi, ti chiedi perchè dovresti vedere un sacco di cose… tipo, ottanta scene dove la ex moglie nevrastenica chiede soldi a Ethan Hawke (che poveretto, mi si è molto molto sciupato… mia nonna gli darebbe subito una dozzina di cotolette), mille ore di papà che chiama la polizia, va dalla polizia, domanda delucidazioni alla polizia… se c’è una cosa che questo film trasmette perfettamente, è il senso del superfluo. che con l’espediente delle diverse narrazioni spezzettate volessero produrre un effetto alla 21 grammi? 21 grammi era splendido, questo film non può reggere il confronto.
i personaggi sono esseri umani orribili. anche chi ne esce bene, è comunque una persona dalla moralità discutibile… non c’è nemmeno quel tipo di cattiveria per cui simpatizzare (ok, sei un bastardo ma hai un tuo perchè), non si salva nessuno. l’unica cosa che posso dire sia riuscita bene, è la rappresentazione del caos della disperazione, c’è una bella reazione a catena che porta i poveri stronzi da una situazione iniziale dove stavano male a una situazione finale di baratro e semi-apocalisse. tutto quel che c’è in mezzo è una serie di eventi, anche minuscoli, che contribuiscono a trascinarli sempre più giù… e più giù precipitano, peggio diventano, trascinandosi dietro anche chi poteva sembrare una vittima.
la tematica della famiglia (che in teoria dovrebbe essere portante), mi è sembrata poco motivata… si vedono le cose nel presente… sarebbe stato bello capire come due normalissimi vecchietti di provincia con una modesta gioielleria e una casa a due piani siano riusciti a crescere dei casi umani.
posso calorosamente applaudire solo l’abbigliamento casalingo dello spacciatore… anche perchè, avere dei kimono da casa è sempre stato un mio sogno.

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